Diventare grandi sulla Circonvallazione a Mare

Diventare grandi sulla Circonvallazione a Mare, che avventura!
E venire magari dalla zona della Marina, dal nugolo di case affollate di gente, dai caruggi fitti di ombre e arrivare qui, dove lo sguardo si estende verso l’orizzonte e l’infinito e anche più distante.
Che avventura, con gli amici di sempre!
Tutta questa strada ampia e larga per correre, inseguirsi, andare in bicicletta e ridere forte, insieme.

Mentre poco distante passa un mezzo che così trasporta il suo carico di passeggeri.

Diventare grandi sulla Circonvallazione a Mare, crescere insieme ai giovani alberelli che intrepidi sfidano il cielo.
Di fronte a Villa Mylius e se stai diventando grande quello lì ti può sembrare un castello, un luogo fantastico dei sogni e dell’immaginazione.

Diventare grandi sulla Circonvallazione a Mare, principino prediletto della tua mamma e tenuto, forse, un po’ nella bambagia.
Diventare grandi e guardare con curiosità e un pizzico d’invidia quei bambini, quegli altri là che vengono dalla Marina e giocano liberi e un po’ selvatici, per capirci.
E che voglia di essere come loro, così spensierati e avventurosi.

E seguire con lo sguardo il carro trainato dal cavallo, sempre con quella lentezza alla quale si è abituati, perché in questi anni si diventa grandi così, a questa maniera.

Poi verrà un tempo che non si sa nemmeno immaginare e tutto sarà più veloce e differente su quella Circonvallazione a Mare che ti ha ospitato e accolto quando eri un bambino.

Diventare grandi è una faccenda seria, in questi anni delle cartoline in bianco e nero.

Diventare grandi sulla Circonvallazione a Mare, signorinetta tanto amata da tutta la famiglia e cocca del papà che ti porta con sé a passeggiare mentre ti racconta le storie del mare e della città che si estende davanti ai tuoi occhi.

Diventare grandi sulla Circonvallazione a Mare, in un’epoca diversa e più lenta, sentendo il canto delle onde che si frangono sugli scogli.
Diventare grandi e divenire uomini e donne custodi di memorie e di frammenti di un tempo vissuto da raccontare di nuovo a chi ancora dovrà diventare grande.
Qui, sulla Circonvallazione a Mare.

Una ragazza alla moda

Lei è una ragazza alla moda, ritratta così seria e quasi imbronciata come di abitudine nella sua epoca.
Ha i capelli lunghi e mossi e un’acconciatura raccolta, porta orecchini piccoli e preziosi e un nastro di velluto al collo.
E sempre in velluto è il grande fiocco che chiude il suo ricco colletto.

E così aggraziata se ne sta appoggiata alla balaustra, come certamente le ha chiesto di fare il fotografo.
Stretta nel suo bustino che rende la sua vita ancor più sottile, indossa un elegante abito in tessuto a quadri rifinito con fiocchetti semplicemente deliziosi.
Non riesco a dedurre il colore, ma la mia fantasia mi porta a pensare che si trattasse di un rosa tenue.

È una ragazza alla moda, le maniche del suo vestito sono più ampie sui polsi e svelano una rifinitura in pizzo ricercato.
E lei, con il garbo che le si addice, tiene tra le dita candide un ventaglio, una vezzosità irrinunciabile per quel tempo.

E poi ancora altri fiocchi, balze, secondo lo stile dell’epoca.

Lei era una giovane donna di Genova e venne ritratta in questa Carte de Visite dal fotografo Emilio Bonacina nel suo studio di Via Caffaro.
Con il suo abito elegante e con la sua leggiadra femminilità lei era davvero una ragazza alla moda.

Percorrendo Salita del Fondaco

Percorrendo Salita del Fondaco il cielo sopra di voi parrà invitarvi ad inoltrarvi in questo caruggio che dalla movimentata Piazza De Ferrari sbuca in Salita dell’Arcivescovato.

E il sole travolge questo modesto caruggetto anche lui di bellezza superba come la città che lo racchiude.

Salita del Fondaco prende il suo nome dai fondaci che, come scrive puntualmente Amedeo Pescio, erano i depositi e gli spacci di vino.
E lì, nei fondi di Palazzo Ducale, c’erano proprio alcuni di questi depositi.

E nel passato c’erano anche diverse attività commerciali, basta sfogliare la Guida Pagano del 1926 e si scoprirà un mondo diverso con i suoi rumori e le sue abitudini.

E infatti qui il Signor Giannini vendeva i suoi vini, poi c’era un negozio di stuoie, uno di tessuti e un mobilificio.
C’erano anche una salumeria e un rinomato ristorante che di certo vendeva piatti prelibati.

E inoltre diverse altre attività erano ospitate all’interno del civico 4, lì c’erano diversi rappresentanti ma c’era anche il Signor Raiteri con le sue confezioni alla moda e pure il Signor Filipazzi che nella sua bella sartoria di certo serviva le esigenti signori genovesi.
E infine c’era anche il signor Corsanego che qui vendeva i suoi fonografi, non sapete cosa darei per poter sbirciare un po’ tra i suoi scaffali!

Qui nell’antica Salita del Fondaco e dei depositi di vino.

Qui dove il cielo di Genova si svela in tutto il suo lucente splendore.

20 Ottobre 1904: Giulio e Angela sposi

Era un giorno lontano, era il 20 Ottobre 1904.
La sposa era giovane, timida, forse un po’ ritrosa.
Ecco così Angela accanto al suo Giulio nel tempo che li condurrà a condividere poi il lungo cammino della vita.
Lei porta questo cappello ingombrante e il suo abito è ricchissimo, con lo sguardo pare osservare un punto indefinito come se fosse intenta a non distrarsi in questo momento così importante per lei.
Giulio è austero e serio, forse entrambi seguono le istruzioni impartite dal fotografo autore dei loro ritratti.

Ed eccoli ancora, entrambi sono senza cappello, lui ha aggiunto un fazzoletto nel taschino.
E lei pare più rilassata, accenna appena un sorriso ingenuo.

L’anello al dito, il bracciale, l’orologio con la sua catena, la collana di lei: pegni d’amore e segni di un legame.

I due ritratti dei due sposi sono opera di un fotografo di Novi Ligure, località che doveva essere evidentemente un luogo del cuore per la coppia.
Ho trovato queste due fotografie due giorni fa al mercatino, le ho prese in mano e voltandole ho letto una data: 20 Ottobre 1904.
E poi ho trovato il nome di lui, il nome di lei e la parola sposi.
Strana coincidenza questa data così vicina, mi sono detta, a volte sembra di ritrovare nelle fotografie emozioni e felicità lontane di persone sconosciute.
E così, esattamente 121 anni dopo, ho pensato di celebrare questo amore eterno e indissolubile, al di là della fragilità del tempo.
Cari Giulio e Angela, di cuore, buon 20 Ottobre a voi!

 

Sulla spiaggia della Foce: l’ultima onda

Era un tempo distante e loro erano là, sulla riva.
Giovani uomini, ragazzini, poco più che bimbetti.
In piedi, sui sassi, sulla spiaggia della Foce.
Scrutando l’orizzonte infinito e seguendo il ritmo dell’ultima onda, l’onda che porta con sé memorie e gioie trascorse.

Ed era forse come quando il mare monta e ruggisce, mescolando le sue inquietudini a quelle dei pensieri degli uomini e preannunciando una tempesta che implacabile si abbatterà sulla costa.

Loro erano là, con i cuori in balia dell’ultima onda.

Le mani in tasca, i cappellini messi per traverso, la maglietta a righe, il fido compagno a quattro zampe con il quale condividere ogni avventura.

E nessuno, in quel momento, avrebbe saputo dire che un giorno tutto sarebbe cambiato, sotto l’onda travolgente della modernità.

C’erano i panni stesi al vento, davanti alle case che guardavano il mare e c’era la chiesa dove ognuno snocciolava le proprie segrete preghiere.

Sulla spiaggia della Foce, davanti ai Bagni San Pietro.

I dettagli provengono tutti da un’unica cartolina di mia proprietà che venne spedita il 27 Agosto 1915, la destinataria era una certa Signorina Ida che all’epoca era in collegio ad Alassio.
Erano tempi davvero incerti, dal 24 Maggio 1915 l’Italia era entrata nella I Guerra Mondiale e onde ancor più minacciose si sarebbero rovesciate sulle vite e sui destini di tutti.
L’ ultima onda calma e quieta era invece ormai passata, dissolvendosi in spuma candida.
E loro erano là, sulla spiaggia della Foce.

Un soggiorno al Grand Hotel Splendide

Ritornando a girovagare da turisti del passato, da viaggiatori esigenti ed avveduti sceglieremo un soggiorno in un albergo elegante e di gran pregio nel centro di Genova.
Il Grand Hotel Splendide si trova in Via Ettore Vernazza, a pochi passi da Piazza De Ferrari, cuore pulsante della Superba, a sfogliare la mia Guida Treves del 1911 vi leggo che l’albergo offre camere accoglienti per Lire 3, quindi direi che questa mi pare un’ottima scelta!

E forse si potrebbe prendere una camera a un piano alto e affacciandosi alla finestra provare a fantasticare sulle nostre passeggiate cittadine.

Allo Splendid tutto è pensato per l’agio e la comodità dei suoi clienti, una sprintosa vettura condurrà gli ospiti proprio di fronte all’ingresso dell’albergo e così potrà avere finalmente inizio una vacanza memorabile.

Poi il tempo scorrerà e verrà il giorno di ritornare alle proprie abitudini, conservando però la memoria di ore piacevoli trascorse al Grand Hotel Splendide e magari portandosi a casa per ricordo una cartolina della struttura.

Il Gran Hotel Splendide visse lunghi giorni di gloria, lì attorno la concorrenza era di certo notevole ma sono certa che molti affezionati clienti conservarono la buona abitudine di soggiornare proprio al Grand Hotel Splendide.
La struttura sorgeva attigua ai Portici dell’Accademia e così si stagliava nella sua eleganza.

L’edificio venne demolito nel 1961 e ai giorni nostri, passando in quella strada, non ne resta alcuna traccia.

Rimane ancora, tuttavia, il ricordo di una vecchia gloria cittadina nelle cartoline che ritraggono questo scorcio genovesi che rammentano certi indimenticabili soggiorni di tempi lontani al Grand Hotel Splendide.

25 Settembre 1909: i fatti del giorno a Genova e in Liguria

Ritorniamo a camminare nel nostro passato con il più classico dei viaggi nel tempo e immergiamoci nella lettura del quotidiano Il Lavoro del 25 Settembre 1909 e nella cronaca minuta di quel giorno lontano.
Partiamo così dalla disavventura del Signor Bacigalupo che alle 18.30 del 24 Settembre si trovava alla guida della vettura pubblica nr 3 diretta da Piazza Acquaverde a Via Balbi quando, all’improvviso, il cavallo che trainava detta vettura si impennò e dandosi alla fuga andò a infilarsi nella vetrina di un parrucchiere con gran spavento degli avventori mentre contenitori e boccette di profumo esposti in vetrina andavano in mille pezzi!
Per fortuna il cavallo non ha riportato gravi ferite e tutto si è risolto senza problemi!

Ampio spazio è poi lasciato alle notizie che giungono dalla bella Varazze che è appena stata sconquassata da una tremenda alluvione che ha provocato grande devastazione.
E c’era gente che è stata sorpresa dall’acqua nelle proprie case o mentre mangiava all’Osteria, numerosi i gesti di coraggio come quello del giovane uomo che salvò una bambina che dormiva in una stalla sommersa dalle acque.
Grave danno hanno subito anche le campagne circostanti, il signor Persia ha raccontato al giornalista che anche il Cotonificio Ligure è stato gravemente danneggiato, grazie a Dio le persone al suo interno si sono tutte salvate e adesso uomini, donne e ragazzi sono al lavoro con i secchi per sgombrare lo stabilimento.

Tornando in città eccole le solite notizie sui soliti ignoti che hanno messo a segno i soliti tiri: a Ponte Parodi hanno sgraffignato 5 chili di grano, a casa di un tale in Via Madre di Dio qualcuno si è invece impossessato di soldi, preziosi e si è portato via pure 2 camicie e 2 tagli di stoffa.
Poi c’è la vicenda di due camerieri tedeschi che erano a Genova di passaggio e alloggiavano all’Albergo Croce di Ferro in Via Prè.
Uno dei due, verso sera, andò dal padrone dell’albergo e si fece dare la valigia del suo compagno al quale non restò altro che porgere denuncia, nella valigia c’erano tutti i vestiti e 250 marchi, caspita!

Qualcuno ha notizie di Flick? Lo avete visto da qualche parte?
Chi è Flick? È un barboncino bianco di sei mesi che si è perso in Via Cabella, chiunque lo vedesse abbia cura di consegnarlo al portinaio del civico 25, a casa lo aspettano con ansia!
Ah, a Sampierdarena un macellaio ha trovato un cappello da macchinista e lo ha consegnato alla camera del Lavoro.
Il giornalista sagace commenta: il proprietario supposto che non abbia smarrito anche la testa, sa dove trovarlo.
E infine ecco qualche appuntamento per il tempo libero, vorremo pure svagarci un po’!
Al Genovese inizia la stagione teatrale con Il trovatore di Verdi.
Al Lido d’Albaro sono in programma 2 rappresentazioni del trasformista Giuntini con tanto di spettacolo di fuochi d’artificio.
Per quanto mi riguarda ho già fatto la mia scelta, nella giornata del 26 Settembre è in programma una bella gita a Portofino.
Si parte alle 9 del mattino con il Piroscafo Australia e si torna a Genova verso le 16, i biglietti si comprano a bordo.
Tanti saluti a tutti, non mancherò di mandarvi una cartolina da Portofino.

I savonesi

Loro sono i savonesi o per lo meno io mi permetto di definirli tali in quanto vennero ritratti dal bravo fotografo Fazzi che era molto celebre nella città della Torretta e così si può ritenere possibile che anche questa famiglia fosse proprio di Savona.
Le fotografie di Fazzi si distinguono per la la loro nitidezza e questo ritratto in formato Cabinet non fa eccezione, è davvero un gradevolissimo ricordo di una famiglia unita.

La primogenita se ne sta in piedi con il suo vestitino bello e il fiocco tra i capelli e regge quel cerchio più grande di lei, il cerchio doveva essere un oggetto di proprietà del fotografo in quanto l’ho già notato in altri ritratti di Fazzi.

La mamma è una donna paziente, semplice e fiera, tutta la sua schiettezza traspare dal suo atteggiamento pacato che pare essere un lato del suo carattere.

Il capofamiglia ha l’aria di persona rassicurante e protettiva, vestito di tutto punto spicca per quei baffi importanti molto in voga a quell’epoca ma a me colpisce per sguardo inesorabilmente buono e amorevole.
Stringe a a sé la piccina di casa, stranamente posizionata su un curioso trespolo.

La piccoletta è una bimba deliziosa, ha quello sguardo meravigliato e ingenuo, la sua mano sinistra quasi scompare dentro la manica troppo lunga mentre l’altra mano è riposta fiduciosamente in quella grande e forte del suo papà.

Una fotografia narra affetti e legami indissolubili e così la mano della mamma affettuosa si posa sulla spalla della figlia maggiore.

Era un tempo diverso, era l’anno 1907 come scritto a tergo della fotografia.
E questa è una famiglia di Savona ritratta dal fotografo Fazzi in un tempo felice.

La dolcezza dell’uva

E venne il tempo dei pampini e delle viti, il tempo della dolcezza dell’uva.
Ecco le bambine con il fiocco in testa davanti alle capienti ceste utili per la raccolta dell’uva, accanto a loro una giovane donna che tiene in una mano un dolcissimo grappolo.

C’è il gentiluomo in giacca, cravatta e bastone da passeggio, c’è la signorina con il cestino al braccio.

E ci sono i custodi delle antiche tradizioni, uomini instancabili e donne fiere con il fazzoletto in testa, le mani che conoscono il lavoro e la fatica, una modestia connaturata nelle pose e negli sguardi.

Una bucolica quiete e le dita sottili che trattengono i chicchi.

Un momento felice, nel tempo dolce dell’uva.

Camminando nel passato di Corso Buenos Aires

Ritorniamo a camminare nel passato grazie ai dettagli di una mia bella cartolina e ci ritroviamo ad attraversare Corso Buenos Aires.
È una giornata qualunque: intensa, indaffarata, composta da riti quotidiani e consolidate consuetudini, ognuno si dedica alle proprie occupazioni.
Ci sono studenti e impiegati, c’è una giovane donna che incede con passo deciso in questa Corso Buenos Aires di un tempo diverso.

I negozi hanno le tende tirate in fuori, passa il 304 con il suo carico di passeggeri e poco distante cigola un carretto trainato da un cavallo.

E in quel tempo che era un altro tempo si scorge una parte dell’insegna della Farmacia Ghersi, sul marciapiede c’è il consueto viavai di gente.

E lì vicino, dall’altro lato della strada, si guarda con curiosità verso il fotografo, si osservano il tempo e la vita passare.

Gli anni mutano i luoghi e le loro fisionomie, come sappiamo al posto della vecchia Corte Lambruschini c’è da diversi anni un nuovo scintillante edificio che è ormai entrato nella memoria visiva di tutti noi, mentre ciò che nei tempi recenti ancora c’era è divenuto parte del ricordo di alcuni di noi.

E tuttavia, in qualche modo, tutto si conserva e continua ad appartenere al luogo nel quale abbiamo vissuto.
Così, passando in Corso Buenos Aires, potrebbe capitarvi di vedere con gli occhi dell’immaginazione un gruppo di ragazzini, una signora che attraversa la strada trafelata e tutti coloro che vissero in questo tempo ormai svanito.