Camminando nel passato vicino a Giuseppe Mazzini

Ritorniamo a camminare nel passato di Genova, nella sua parte centrale dove il monumento che raffigura il nostro Giuseppe Mazzini vigila sui genovesi e su tutto coloro che percorrono la zona di Corvetto.

E ancora adesso è così e ogni volta che passo da quelle parti porto sempre un saluto al mio celebre concittadino.

La mia cartolina ci porta a un tempo diverso nel quale un certo Corrado inviava così i suoi saluti affettuosi destinati alla signorina Giulia di Firenze.
E lì, alla base della scalinata e del monumento del patriota, c’era un cavallo con il suo carretto, in questo tempo più lento e differente dal nostro.

E c’erano un uomo con pesante sacco e una gentile signora armata di parasole.

Era un giorno diverso e la vita scorreva piano, camminando nel passato vicino a Giuseppe Mazzini.

Genova del passato: i nastri e le chincaglierie del Signor Gaetano Cassini

Tic tac, tic tac, saliamo ancora con gioia ed entusiasmo sulla macchina del tempo, cari amici, oggi ce ne andremo insieme a far compere nel passato di Genova.
E troveremo una vecchia conoscenza, non sapete che soddisfazione sia stata per me ritrovare un vecchio amico!
Andiamo con ordine senza far confusione e salutiamo il Signor Gaetano Cassini, lungimirante imprenditore e commerciante.
Il Signor Cassini è titolare di una fornitissima merceria, vende fili, bottoni preziosi, nastri pregiati e raffinate passamanerie, da lui si trova tutto per la felicità di signore e signorine genovesi.
Naturalmente il nome del nostro abile commerciante ricorre nelle guide commerciali della sua epoca.
E infatti è nominato sul Lunario del 1882 e risulta nell’elenco delle Mercerie e Novità per Signora, la sua attività è situata sotto i Portici dell’Accademia.

Sul Lunario del 1892 il negozio risulta poi ancora in Piazza De Ferrari ma nel 1894 si aggiunge anche un’altra merceria in Via Giulia, la strada che un giorno verrà demolita per la costruzione di Via XX Settembre.

Ma la macchina del tempo, cari amici, ci porta ancor più indietro negli anni, seguitemi in questo viaggio per me emozionante.
Dunque, dovete sapere che qualche anno fa durante uno dei miei giretti per mercatini ho avuto la fortuna di reperire un raro foglio di carta intestata del Signor Cassini firmato per quietanza dal Signor Cassini medesimo!
È evidentemente un elenco di merce probabilmente destinato ad uno dei suoi clienti.

Guardando con più attenzione si nota in alto a destra la data: questo sgualcito foglio di carta risale al 1860.

Osserviamo poi la stampa dalla quale si evince che il negozio si trova nella piazza centrale di Genova, nella cornicetta sono poi ben specificate le pregiate merci trattate dal Signor Cassini.
Vi occorrono delle cavigliere in filosella? Ecco, adesso sapete dove trovarle!

Notiamo poi il dettaglio del documento: si riferisce a una ricca fornitura di filo, filosella e filato lucido rosa che forse sarà servito per certi leziosi abitini di ambiziose bimbette o signorinette!

Ora le fortunate circostanze che hanno portato sul mio cammino il Signor Gaetano Cassini non sono certo terminate qui.
Infatti, un po’ di anni fa ebbi già modo di fare la sua conoscenza quando al mercatino di Fontanigorda trovai su una bancarella un delizioso puntaspilli proveniente dal negozio di Piazza De Ferrari.

È un piccolo oggetto passato tra le mani sapienti di qualche abile sarta o madre di famiglia, sul bordo ho trovato appuntati alcuni spilli e lì li ho lasciati.
Questo gadget pubblicitario era chiaramente destinato dal Signor Cassini alla sua affezionata clientela e, come forse i miei più fidati lettori ricorderanno, ho già avuto modo di scriverne in passato in questo articolo.

Ora potete comprendere il mio entusiasmo per il fatto di essermi imbattuta in un foglio spiegazzato che ancora una volta ha condotto davanti ai miei occhi il nome di Gaetano Cassini.
Come se un sottile e scivoloso filo di seta potesse ricondurre questo abile commerciante davanti agli sguardi dei suoi concittadini, in quella città che lo vide protagonista dei suoi successi commerciali.
Da questa Genova così lontana mando così un affettuoso saluto a lei, caro Signor Cassini.

Con le manine sul cerchio

Loro sono due.
Sono due, con le frangette corte, le labbra a cuore, gli sguardi timidi, sorpresi e stupefatti.
Sono due, teneri e obbedienti.
Il più grande abbraccia così la sua sorellina, con modi protettivi e affettuosi.

Sono due e insieme reggono un cerchio.
È un gesto che compiono su indicazione del fotografo in occasione del ritratto, s’intende.
Per loro però è una consuetudine, uno svago al quale sono certo abituati e così posano le manine sul cerchio e lo tengono stretto stretto.
Poi, forse, per l’emozione trattengono anche un po’ il respiro in attesa che tutto finisca.

Fermi immobili, in piedi sul divanetto.
Con le braghette scure, la gonnellina svolazzante, le calzine corte e le scarpette con i bottoncini.

I loro genitori scelsero di farli ritrarre dal bravo fotografo Achille Testa, a mio parere uno dei più talentuosi a cogliere la fresca giocosità dell’infanzia.
E così, eccoli qua: loro sono due.
Con le manine sul cerchio e tutta la vita davanti.

Saluti da Corso Torino

Saluti da Corso Torino e dalla giovane donna che, leggera e decisa, attraversa così la strada e il suo tempo nel mondo.
È elegantissima, con l’ombrellino e il cappello vezzoso, lieve incede immersa nei suoi pensieri senza curarsi di ciò che accade attorno a lei.
Sono anni lontani in cui non si saprebbe immaginare che, un giorno, sarà improbabile poter percorrere Corso Torino a questa maniera.

E gli alberi giovani un giorno si staglieranno alti, marcando lo scorrere degli anni.
Saluti da Corso Torino e da coloro che percorrono questa ampia arteria della Foce dirigendosi verso casa o sul lavoro, con il passo affrettato e lo sguardo sul presente.
Il futuro conserverà Corso Torino pur con qualche cambiamento ma in città sorgeranno strade nuove e ampie e costruzioni avveniristiche neanche immaginabili per questi antichi genovesi.

Saluti da Corso Torino e dalle due donne che paiono quasi titubanti nel percorrere la via.

Saluti da Corso Torino e da tutti coloro che vennero immortalati in questa mia cartolina spedita nel 1907.
Ognuna di queste persone portava con sé sogni, progetti, rimpianti, gioie e pensieri.
Era un giorno lontano, in Corso Torino.

Le Figurine Liebig: i dintorni di Parigi

Ritorniamo a camminare nel passato e a scoprire luoghi magnifici della vicina Francia compiendo un salto nel tempo grazie a una serie di Figurine Liebig risalente al 1912 e sempre parte della collezione di mia nonna.
Andiamo così nei dintorni di Parigi, in quelle zone così generose di molte bellezze.
Ci potremo unire ai pattinatori che scivolano sul ghiaccio del Lago di Enghien, nella bella stagione qui ci si diletta nei giardini ricchi di fiori e inoltre, come si legge sul retro della figurina, Enghien è nota per le acque sulfuree.
Una gita nei dintorni di Parigi, poi, non può escludere una visita all’Abbazia di Saint Denis dove riposano i sovrani di Francia.

Scorrono le acque chiare della Marna sotto il viadotto di Nogent, alcuni remano vigorosamente, altri vanno a vela, altri ancora pescano sulla riva.
Nella figurina si scorge inoltre il profilo del Castello di Vincennes, uno dei luoghi significativi della storia di Francia.

E ancora ecco il parco bucolico e le scenografiche cascate del Giardino di Saint Cloud.
Non distante da qui si trova la fabbrica delle celebri porcellane di Sèvres tanto apprezzate per la loro raffinatezza.

Scopriamo poi la cittadina di Montlhéry con la sua antica torre e con i mulini dove si produce ottima farina.

Ecco poi il fastoso Castello di Saint Germain che fu dimora dei Re di Francia fino a Luigi XIV che scelse invece di spostare la sua corte a Versailles.
Non lontano da Saint Germain si trova la foresta di Marly dove venne costruita la straordinaria macchina di Marly, un acquedotto realizzato su disposizioni di Luigi XIV per convogliare le acque della Senna verso le vasche e le fontane del Castello di Versailles.

E proprio al Castello più rinomato di Francia ci conduce l’ultima figurina di questa serie.
Benvenuti a Versailles, con il suo fasto e la sua ricchezza incanta e ammalia da sempre gli sguardi dei visitatori.
E camminando lieti nel parco scopriamo anche le meraviglie del Petit Trianon tanto amato dalla Regina Maria Antonietta.
Così ancora una volta grazie alle figurine Liebig abbiamo scoperto alcune meraviglie del mondo, vere bellezze da ammirare nei dintorni di Parigi.

Genova, 1899: una scuola per fanciulle

Ritornando a camminare nel passato di Genova, conosciamo insieme una benemerita istituzione scolastica della quale ho trovato notizia nella mia Guida Pagano del 1899: vi porterò con me a scoprire i preziosi insegnamenti impartiti alla Scuola Civica Femminile Industriale Duchessa di Galliera.
Come i genovesi ben sanno, ancora esiste a Genova un Istituto Professionale Duchessa di Galliera nel quale si insegnano materie inerenti il settore industria e artigianato per il Made in Italy e che propone anche un liceo di scienze umane.
Come è normale che sia, la scuola è lo specchio dei tempi e quindi si evolve, cambia e si rinnova.
Attualmente inoltre questo istituto si trova in Corso Mentana, nel 1899 invece la sua sede era in Via San Bartolomeo degli Armeni, elegante traversa di Via Assarotti.

Ciò che lascia meravigliati è il programma scolastico che comprendeva un patrimonio di arti manuali ormai spesso perdute e mi pregio di elencarle di seguito per voi.
Dunque, in questo glorioso 1899 nella sezione disegno e industrie si insegnano appunto disegno e anche calligrafia artistica, cucito, sartoria, ricamo in bianco e a colori.
E c’è una maestra di pizzi, una di fiori artificiali e un’abile maestra crestaia che insegna alle ragazze a creare cuffie e cappelli.
La scuola comprende anche una sezione di studi dove si impartiscono invece lezioni di italiano, aritmetica, storia e geografia, inglese e francese.
Questa scuola volta ad esaltare le attività manuali e le inclinazioni artistiche era stata fondata dal pittore Tammar Luxoro nel 1871 e allora aveva la sua sede nell’ex convento di Via Santi Giacomo e Filippo.
Luxoro fu un quotato e stimato artista, molto attivo nella tutela dei monumenti cittadini e nell’ambiente culturale genovese, fu anche presidente dell’Accademia Ligustica di Belle Arti e proprio in una sala del Museo dell’Accademia troverete il busto che così lo ritrae nella sua austera severità, la scultura è opera di Augusto Rivalta.

Torniamo alla nostra bella scuola, con gli anni l’istituto ampliò il suo ventaglio di proposte formative e infatti se sfogliamo la Guida Pagano del 1902 scopriamo che alle materie precedentemente citate si aggiungono insegnamenti di meccanografia e stenografia.
E dalle pagine della Guida del 1926 emerge poi una scoperta per me straordinaria: nel segno del progresso e della modernità qui aveva una cattedra la professoressa Giulia Montaldo che era insegnante di fotografia, arte destinata a mutare il nostro modo di osservare il mondo e di raccontarlo.
Provate a immaginare le ragazze del 1926 a lezione di fotografia, per loro deve essere stata un’esperienza a dir poco magnifica.
Da quella scuola uscirono veloci stenografe, abili artigiane delle filigrana e dell’arte della calzatura, stiratrici e sarte, modiste e ricamatrici, custodi di arti apprese alla Scuola Civica Femminile Industriale Duchessa di Galliera.

Fili del negozio di passamanerie del mio bisnonno

Camminando nel passato sul Ponte Pila

Tic tac, tic tac, è ripartita la macchina del tempo e ci porta lontano, con leggerezza, sul Ponte Pila.
È un giorno che porta con sé incombenze, pensieri, a volte preoccupazioni, ma anche felicità e semplici consuetudini di chi si ritrova a percorrere la strada di casa tante volte intrapresa.
Si va al lavoro, si affronta una nuova settimana.

Sull’altro lato del marciapiede ecco due signorine che incedono lente, con l’immancabile ombrellino.

E c’è un gran viavai di mamme con i loro frugoletti, tutti attraversano il Ponte Pila come si attraversa la vita: con fiducia e spirito di avventura.
Sì noterà la bella insegna della cartoleria Sacerdote, l’orologio che segna le ore e il lampione riccamente decorato.

Poi gli anni passeranno, il Bisagno verrà coperto e il Ponte Pila che univa Corso Buenos Aires e Via Cadorna diventerà un ricordo: i lampioni e le ringhiere, come già ebbi modo di scrivere in questo post, sono oggi collocati sul Ponte Giulio Monteverde.

Restiamo ancora in questo passato, mentre i cocchieri dirigono le carrozze con sapienza e abilità nessuno sa immaginare che un giorno scomparirà anche la Corte Lambruschini e cioè il primo edificio sulla sinistra nell’immagine sottostante.

E nessuno sa immaginare che un giorno di un altro secolo qui sorgerà questo edificio moderno e avveniristico.

A vederselo davanti il signore con la paglietta di certo non saprebbe riconoscere questa parte di Genova che per lui era casa.

Così sono i viaggi con la macchina del tempo, restituiscono la memoria di luoghi che non abbiamo vissuto e che oggi hanno mutato aspetto.
E così si cammina insieme nel nostro passato, sul Ponte Pila.

21 Maggio 1848: Vincenzo Gioberti a Genova

Ritorniamo ai tempi del fervore patriottico, ai giorni di primavera del 1848 durante i quali si attende con trepidazione un illustre visitatore: Vincenzo Gioberti.
Pensatore, teologo, sacerdote e patriota, Gioberti ricopre in quel momento l’incarico di Presidente della Camera dei deputati del Regno di Sardegna, è un protagonista del suo tempo e della nostra storia e in quelle ore genovesi l’imminenza del suo arrivo in città accende i cuori e riscalda gli animi.
È il 20 Maggio quando si riceve la conferma che egli giungerà ad ore nella Superba: si chiudono le botteghe, una fiumana di gente si dirige verso la porta dalla quale si crede che entrerà Gioberti, le mura della città si coprono di manifesti con la scritta Viva Gioberti!
Tutti rimangono ad attenderlo fino a tardi e il nostro infine si palesa a notte fonda: a bordo di una carrozza scortata dalla Guardia Nazionale giunge così all’Hotel Feder in Via al Ponte Reale.
E tutto attorno c’è un gran trambusto, la gente si accalca tra grida di giubilo, i genovesi alle finestre e ai balconi osservano con fiera partecipazione.

La mattina dopo lo aspetta ancora una folla e una calca di gente, Gioberti si affaccia più volte dal balcone della sua camera d’albergo e ringrazia i genovesi per la calorosa accoglienza, naturalmente egli riceve in modi diversi anche tutti gli onori dalle varie autorità cittadine.

Tra i suoi recenti trascorsi Gioberti annoverava anche l’esperienza del carcere: nel 1833 era stato infatti arrestato come cospiratore mazziniano e in quella circostanza aveva condiviso la cella con un certo Grondona.
Grondona, al tempo della visita genovese di Gioberti era Maggiore della Guardia Nazionale e così non mancò certo di palesarsi ai suoi occhi, riportando alla memoria di Gioberti quei giorni difficili: narrano le cronache che i due si abbracciarono, in un istante di autentica commozione.
La mattina di domenica 21 Maggio, dove aver partecipato alla messa, Gioberti si recò a compiere una visita particolare: andò infatti a trovare Maria Drago, madre di Giuseppe Mazzini e, anche se le visioni politiche di Mazzini e Gioberti certo non collimavano, l’incontro con l’anziana madre del patriota fu denso di commozione.

Casa natale di Giuseppe Mazzini
Museo del Risorgimento e Istituto Mazziniano

La sera del 21 Maggio in Piazza Caricamento gli venne poi tributato un ulteriore omaggio, la piazza è gremita di folla, l’orchestra e i cori del Teatro Carlo Felice offrono uno spettacolo straordinario e cantano per Gioberti il coro dell’Ernani cambiando alcune parole, invece di pronunciare a Carlo Magno Gloria intonano invece al Gran Gioberti Gloria.
Ho trovato notizie del soggiorno di Gioberti a Genova nel libro di Giovanni Monteleone Storia di un teatro: il Carlo Felice edito da Erga nel 1969, ulteriori diversi approfondimenti sono reperibili in altri testi più antichi e risalenti alla seconda metà dell’Ottocento.
Gioberti lasciò l’Hotel Feder la mattina del 22 maggio, incedendo tra due ali di rappresentanti della Guardia Nazionale.
Le campane suonavano a festa e nell’aria risuonavano i colpi di cannone, gran festa salutò l’illustre ospite.
Giunto a bordo del vapore Lombardo Gioberti volse il suo sguardo verso la costa, dove sventolavano le bandiere tricolori al ritmo della musica suonata dalle bande.
Così accadde in un giorno di maggio del 1848, sotto il cielo di Genova.

Genova, 1883: il favoloso deposito di stoffe del Signor Zunino

La notizia è poco più che un trafiletto, una breve catena di parole capace tuttavia di restituire l’immagine di un mondo scomparso.
Siamo nel lontano 1883 e tra le pagine del giornale La Settimana Religiosa si annuncia l’apertura di un fornito deposito di proprietà del Signor Lorenzo Zunino.
Il signor Zunino doveva essere persona stimata e ben conosciuta a Genova, infatti sul giornale si legge che egli è il proprietario dell’antico negozio delle Vigne, a due passi dalla bella chiesa.

Per la precisione, la bottega del signor Zunino si trovava in Vico delle Vigne, un pertugio che dalla piazza conduce in Via Orefici.
E certamente doveva trattarsi di un negozio dalla lunga tradizione perché viene citato già nella Guida Commerciale Descrittiva di Genova per l’anno 1874-75 redatta da Edoardo Michele Chiozza.

Capirete che per me trovare un merciaio dalle parti di Campetto è un’assoluta emozione perché il mio avo Vincenzo aveva il suo bel negozio di passamanerie proprio in Campetto, quindi questo Signor Zunino era un suo collega e concorrente, si saranno ben conosciuti!
E certamente anche dal Signor Zunino si saranno trovati certi bordi raffinati e i fili d’oro come quelli del mio avo Vincenzo che ancora conservo.

Torniamo quindi agli affari del Signor Zunino che, da abile commerciante, pensò giustamente di aprire il suo fornito deposito in una delle strade più celebri e frequentate della città: la favolosa Via Giulia.
E così ecco il suo deposito, sorto proprio accanto alla Farmacia Lertora.
E che abbondanza dal Signor Zunino!
Qui si trovano sete e tessuti Oxford per vesti e camicie, pregiate Caroline e tessuti per materassi e tende, Madapolam e tele di cotone.
E poi spighe fini e andanti, fodere, fustagni, merinos, stoffa per fazzoletti e molto altro!
Il tutto a prezzi più che convenienti, è ovvio.
Nell’antica Via Giulia, nel lontano 1883.

Ora, come potremo ben comprendere, il nostro povero Signor Zunino non poteva certo sapere che da lì a poco, sul finire del secolo, la Via Giulia sarebbe scomparsa per lasciar spazio all’edificazione di Via XX Settembre.
E il deposito? E le stoffe? E i fustagni e le fodere?
Ho così consultato le mie guide del passato per cercar traccia del Signor Zunino e sappiate che nel 1894 il negozio di Via Giulia risultava regolarmente ancora al suo posto ma risulta in capo a Zunino M. che sarà stato certamente figlio o parente del Signor Lorenzo.
Risultano poi, in diverse parti della città e in anni diversi, negozi di stoffe di proprietà di altri Zunino, ad esempio nel 1887 risulta un negozio di proprietà dei fratelli Zunino in Piazza della Posta Vecchia.
Il glorioso negozio di mercerie di Vico Vigne ebbe invece lunga vita, è infatti presente nella Guida del 1899 e in quella del 1902.
Poi il tempo scorre e posa il suo velo sulle fatiche degli uomini, così accadde anche al nostro abile commerciante.
E da qui, da questo secolo che lui non ha mai conosciuto, mando un saluto caro al Signor Lorenzo Zunino, abile commerciante e fidato il punto di riferimento per le sarte e le madri di famiglia della Genova che lui conobbe.

Il fantastico cavallino del fotografo Scotto

Ritorniamo a camminare nel passato, con le gioie e gli stupori dell’infanzia.
Oggi andiamo infatti nel ponente ligure, nello studio del fotografo Scotto nella ridente e celebre Sanremo.
Questo professionista aveva tra i suoi arredi e accessori uno straordinario cavallino che doveva essere la felicità di tutti i bambini, ne sono certa.
Osservate bene: il cavallino era dotato di due maniglie a manovella destinate ad essere tenute strette da manine avventurose.

Sembrerebbe che fosse una specie di triciclo e penso pertanto che facendo girare le maniglie il potente mezzo si mettesse in movimento.
E così, in sella al suo baldo destriero, ecco un piccoletto tutto fiero con la sua divisa del collegio, il cappellino per traverso, l’espressione vispa e vivace e i piedini al loro posto.

E poi invece osserviamo un altro ritratto che ci restituisce un’espressione più incerta e stupita, questo cavallino era proprio un balocco eccezionale!

E che desiderio di andarsene via su quel mezzo incredibile, facendo girare le manovelle e lasciando volare la fantasia!
Così, con gli stivaletti con i bottoncini e l’abitino chiaro.

Le due fotografie in formato Carte de Visite sono due mirabili testimonianze di un tempo lontanissimo, come potrete notare i due dorsi sono differenti ma entrambi riportano i riferimenti del fotografo Jean Scotto a Sanremo.

Un fantastico cavallino per la gioia dei più piccini: manine sulle maniglie, sguardo meravigliato e tutta la vita davanti.