Mareggiata ottobrina

Una mareggiata potente si è abbattuta sul litorale di Genova, la forza indicibile del mare è poesia e sa sempre incantare chi osserva l’inquietudine incostante dell’abisso.
Così, a Quarto dei Mille.

Le onde di spuma bianca si inseguono rapide, sospinte dal vento.

Il mare è forza, vita che si rinnova e splendore.
Il mare è speranza, vigore, bellezza.

Nel suo eterno ritornare verso la riva per poi ritrarsi.

E frangersi, ancora, leggero e profumato del suo salmastro intenso.

A Vernazzola il mare brioso e vivace superava gli scogli.

E l’onda orlata di pizzo bianco lambiva la spiaggia con la sua carezza.

Il mare è imperioso, magnifico, potente.

Ruggisce, vibra, canta e mai si placa.

Risuona ancora, nell’azzurro, nel vento, davanti allo sguardo, accompagna i battiti del cuore.

E ancora riacquista vigore e intensità, energico e instancabile si leva frizzante in candidi spruzzi.

Onda dietro onda, nel canto infinito dell’abisso, mentre le barche di Boccadasse attendono la quiete.

Con questa bellezza che rapisce e meraviglia, nello stupore di una mareggiata ottobrina.

Colori e silenzi del mare

E questi sono colori e silenzi del mare e del porto di Genova.
Non solo celeste e azzurro del cielo e dell’acqua ma anche rosso lucente e brillante come lacca e sullo sfondo, in lontananza, il grigio elegante della nostra Lanterna.

E poi bianco candido come ghiaccio degli scafi e delle barche.

E diverse sfumature di una fatica antica.

E un’inquietudine di vento che scuote un bucato marinaro, qui davanti al nostro blu.

Tutti colori del mare e del porto, in un istante di vita quotidiana.

E la trama sottile delle reti, un lavoro paziente e certosino, il silenzio.
E l’aria, il profumo del sale.
E colori e silenzi del mare di Genova.

Due vele

Erano due vele nel mare di Genova, davanti a Corso Italia.
Quella bianca precedeva di poco l’altra, entrambe navigavano briose e leggere, sospinte da fresca e favorevole brezza.

Poi la seconda si è avvicinata alla prima, come in una danza sull’acqua.

E ad un tratto le due vele si sono ritrovate vicine, quasi sembravano confondersi una con l’altra, in un gioco di armoniche sincronie.

E poi la seconda vela ha superato la prima, mentre ancora il vento spirava frizzante e lieve.

Erano due vele nel mare di Genova.
E così hanno continuato il loro viaggio, in perfetta armonia, verso la loro meta.

Camminando nel passato di Laigueglia

Camminando nel passato di Laigueglia arriveremo su una tranquilla spiaggia dove le case paiono posate una accanto all’altra come preziosi gioielli.
E svetta, maestosa e magnifica, la bella chiesa di San Matteo.
Qui, su questa riva, gli abitanti in secoli lontani dovettero più volte affrontare gli attacchi dei minacciosi e temibili pirati.
Laigueglia, ridente località del ponente ligure, nel passato era un piccolo borgo di indomiti pescatori di pesci e di coralli e così la ammiriamo nella sua autentica semplicità.

Il tempo lascia la sua traccia e il bianco e nero si accende di colore e ci restituisce ancora questo tratto di costa, il cielo turchese e le tinte vivaci degli ombrelloni.
Laigueglia è diventata un’apprezzata località balneare che conserva ancora il suo fascino antico.

La Guida pratica ai luoghi di soggiorno e di cura d’Italia edita dal Touring Club Italiano nel 1932 decanta la lunga spiaggia sabbiosa, la semplicità del luogo e il clima favorevole dovuto alle alture che riparano Laigueglia.
Ed ecco le scalette davanti alle case, le barche sulla riva, l’onda lenta che sempre ritorna.

E il molo, l’acqua cristallina, il tempo delle vacanze in Liguria.

Le vite degli altri: quelle che si lasciano appena immaginare e che vorremmo aver veduto con i nostri occhi, in questo tempo diverso così quieto e silenzioso di Laigueglia.

Le immagini in bianco e nero sono tratte da una bella cartolina del passato che ho di recente acquistato, mi conquistano sempre questi scorci di un tempo che aveva un ritmo certo più lento ma a volte anche più faticoso.
Gli scatti del tempo presente, invece, appartengono agli amici di Genova4Tourist, come me amanti dei caruggi di Genova, della Liguria e delle sue molte bellezze e da qui li ringrazio di cuore per il cortese prestito delle loro bellissime fotografie.

La cartolina del passato, curiosamente, ha una didascalia che non corrisponde al tratto di costa che vedete, viene infatti citato lo storico Hotel Concordia che si trovava più a ponente e che fu certo scenario di fantastiche villeggiature di quelle epoche che non abbiamo vissuto.
L’albergo oggi si chiama Hotel Windsor, vive una nuova stagione di splendori e tuttora ospita coloro che scelgono questa località della Liguria per le loro vacanze.
Mentre il tempo scivola via, come le onde frizzanti del mare, sulla spiaggia di Laigueglia.

Così amici

È una fotografia che proviene dal passato, nostalgica memoria di un giorno felice che, per un fortunato destino, ho l’onore di custodire.
È una fotografia da poco, però ha colpito la mia attenzione per una precisa particolarità, non so quanto casuale, che la rende a mio parere unica.
E così osserviamo insieme questa immagine, nell’emozione di questo bianco e nero che ci restituisce volti e sorrisi del passato.
Sul retro della foto una mano gentile ha scritto solo una parola: amici.
Ed eccoli qua i tre sodali e protagonisti dello scatto: sono tre baldi giovani dai modi sicuri ed eleganti, sono su una spiaggia e stanno in posa davanti a una barca.
E sui loro visi si leggono allegria e complicità, i tre condividono un tratto di strada e di vita e si riparano dal sole con un bel cappello alla moda mentre rivolgono lo sguardo verso il fotografo e sorridono: amici.

Alle spalle dei tre e dietro la barca ecco poi un altro gruppetto: amici.
Sono tre bimbetti, tre piccole pesti con l’argento vivo addosso.
Ricci ribelli, mani sui fianchi, sole negli occhi: amici.
Ora, come vi dicevo, non  so quanta casualità ci sia in questo dettaglio, per il mio sentire questi due gruppi rappresentano due momenti diversi della vita e ad unire queste vite e un filo saldo: quello dell’amicizia.
Si è amici da bambini, quando si corre insieme sulla spiaggia per andare a fare i tuffi e si è amici poi da grandi, quando le aspettative cambiano e con esse anche le prospettive.
Amici, così amici fin dall’infanzia.

Sull’altro lato della fotografia si scorge invece la vita della spiaggia che scorre come sempre, alcuni bimbi osservano curiosi i grandi intenti in certi lavori.
E si legge chiaramente il nome della barca: Bruna.

È una fotografia che racconta un giorno felice e racconta i sorrisi, gli abbracci, le mani sulle spalle, la vicinanza.
Amici, così amici in un tempo distante.

Aspettando l’estate

Aspettando l’estate con le sue promesse.
Aspettando l’estate, un gelato alla crema e un cappellino in testa per ripararsi dal sole.
La pelle ambrata, l’onda che sempre ritorna, le giornate pigre, la gioia della bella stagione.
Aspettando l’estate, sul muretto a Boccadasse.
Aspettando di prendere il largo, senza neanche sapere dove si vorrebbe arrivare ma, a volte, la bellezza è proprio il viaggio e l’attesa di un nuovo approdo.

I piccoli pescatori della Foce

Loro sono i piccoli pescatori della Foce, se ne stanno là, davanti all’azzurro, mentre i signori del mare si lbrano sull’acqua salmastra e mentre le vele lente trovano il loro destino.

I piccoli pescatori si tengono saldi sulle loro zampette.

E di tanto in tanto uno di loro vola verso levante e magari su posa sul ramo di qualche albero.

I piccoletti, sulla barca, dondolano al ritmo della vita.

Mentre il cormorano si leva in volo sul mare, oltre la scogliera.

E il piccolo pescatore resta ad osservare, scruta lontano, verso l’orizzonte.

Davanti a questo blu, in un pomeriggio quieto di Genova.

Camminando nel passato di Piazza Cavour

Saliamo ancora insieme sulla mia macchina del tempo che ci porterà dritti in un passato che non abbiamo conosciuto tra rumori di porto, voci di lavoratori e sguardi di un tempo lontano nella nostra Piazza Cavour.

Tic tac, tic tac.
La vita freme dietro queste persiane, sono sorrisi, baci, promesse e abbracci e progetti per il futuro.

Con lo scorrere del tempo qualcosa resterà immutato e invece qualcosa cambierà aspetto.

I fregi del palazzo di Via Turati, tuttavia, sono ancora ben visibili e conservati con cura.

Camminando nel passato di Piazza Cavour troviamo una moltitudine di esercizi commerciali, Genova è una città operosa e molti sono coloro che compiono la loro quotidiana fatica davanti al nostro mare e nel porto della città.
Sfogliando il mio Annuario Genovese Fratelli Pagano del 1926 ho scoperto che in questa piazza c’erano due ottonieri, un negozio di gomma e uno di scope, c’era poi la macelleria del Signor De Luchi e la signora Rosa Gargiulo vendeva i suoi ottimi vini.
Un abile artigiano si dedicava alla pitturazione dei piroscafi ed erano ben tre le osterie dove fermarsi a mangiare, a volte poi si sentiva il profumo delizioso dei dolci e dei biscotti sfornati dalla fabbrica del Signor Garibaldi.
Là, sopra le finestre, si nota un’insegna con la scritta Forniture Industriali, un signore con la maglietta a righe se ne sta seduto sul suo carro, dietro si vede un cavallo intento a ristorarsi con l’acqua fresca.

E osserviamo meglio, questi signori con cappello e baffi se ne stanno a discorrere davanti al loro carretto, sullo sfondo una donna e una ragazzina incedono svelte.
E ancora, là dietro, la tenda di una fiorente attività: Bollo.

Si tratta di un’attività commerciale di forniture navali presente a Genova dal 1858 e così, all’epoca di questa cartolina, questo negozio aveva già una lunga storia alle spalle.
Ci troviamo nella nostra Via Turati, all’epoca questi erano i Portici Vittorio Emanuele.
E le vetrine di Bollo, da quel lontano 1858 si affacciano ancora fieramente su Piazza Cavour.

Là, davanti a quelle finestre, era tutta una lievità di lenzuoli e panni stesi.

E ancora restano perfettamente riconoscibili questi edifici storici della Superba.

Il cielo turchino sovrasta i caruggi, le sue memorie e le vicende di tutti coloro che hanno attraversato questi luoghi.

E a volte il passato e il presente si sfiorano, si sovrappongono e svelano le storie e gli sguardi delle epoche che non abbiamo vissuto.

Il colore rosso

Il colore rosso, così illuminato dal sole, si riflette, con un tono di bianco, nel mare di Genova.
E racconta storie di pescatori, di viaggi e di ritorni, di reti e di onde.
Rosso come la cera lacca, come i papaveri che fluttuano al vento, come i coralli tra i quali nuotano certi pesciolini d’argento.
Rosso come certi tramonti, rosso come la barca che così si dondola sul blu.
Rosso di Genova e e del Porto Antico.

Luci di novembre al Porto Antico

E queste sono le luci di novembre, quando un bagliore di oro accarezza l’orizzonte.

Una sera iniziata così, con le nuvole che si specchiano nelle acque inquiete del mare.

E tutto diviene ancor di più magia, in sere come questa, al Porto Antico.

E un luccichio d’argento pare posarsi su ogni cosa mentre cammino verso l’Isola delle Chiatte.

Scende piano la sera, tutto avvolge nel suo chiarore incantevole.

E così rischiara la Lanterna, le gru, le navi, la vita del porto.

Si dondola dolcemente su queste onde leggere.

E volano i gabbiani, si librano alti e così fendono l’aria salmastra.

E una sinfonia di bronzo e di oro brilla laggiù, in lontananza.

E così si resta, a guardare il sole che si getta nel mare, con il suo ritmo lento.

E poi le nuvole si orlano di rosa e ogni dolcezza sa essere così semplicemente perfetta in una sera di novembre e di Genova.