Brighella, il magnifico cagnetto del Serenissimo Doge

Le singolari stravaganze dei detentori del potere a volte passano alla storia e questa è la vicenda di un magnifico cagnetto di nome Brighella.
E non si potrebbe usare altro aggettivo per questo aristocratico quadrupede, lui era l’amico fidato di Cesare Cattaneo della Volta, per l’appunto Serenissimo Doge di Genova dal 1748 al 1750.
Narrano le cronache che il nostro era molto affezionato al suo cagnolino, Brighella era trattato con tutti i riguardi e Cesare se lo portava sempre con sé persino alle sedute del Minor Consiglio.

Palazzo Ducale

Ho già avuto occasione di accennare a questa curiosa storia che ha alcuni risvolti piuttosto particolari.
E insomma, Brighella era tenuto in gran considerazione e gli vennero tributati tutti gli onori.
Ricordate Steva De Franchi?
Sì, proprio lui, il patrizio e poeta dialettale autore della poesia che narra le avventure di Madama Cinciallegra.
Ebbene, il nostro Steva si cimentò anche in un pregiato componimento in rima dedicato al magnifico Brighella, ecco per voi un breve passaggio:

Perché reste ra memoria
De sto can degno d’istoria,
S’è composto uña cançon
Da cantâ sciù un chittaron

Perché resti la memoria
Di questo cane degno di storia
Si è composta una canzone
Da cantare su un chitarrone.

Versi immortali, eh!
E dunque, Brighella era membro indiscusso del jet set e i cronisti del tempo narrano che la presenza del magnifico cagnetto indusse gli altri senatori ad imitare il Doge, alle noiose riunioni politiche ognuno arrivava con il proprio cane.

Palazzo Ducale (2)
E i cani, seguendo la loro natura giocosa, abbaiavano, correvano e naturalmente amoreggiavano mettendo in scena spettacoli che non è difficile immaginare.
E insomma, diciamo che qualcuno non la prese tanto bene, possibile che tutte le riunioni dovessero avere per sottofondo una continua cagnara?
Come risolvere l’annosa questione?
Secondo l’usanza del tempo costui fece ricorso all’anonimo biglietto di calice che venne fatto cadere nell’apposita buca.

La cassetta

E insomma, su quel foglietto c’era scritto che era davvero intollerabile presenziare alle riunioni dei Magnifici ed essere continuamente interrotti da latrati, corse e guaiti, con il rischio di essere pure morsi.
Che i portieri se ne incarichino e li portino fuori, scrive l’anonimo.
E conclude considerando una raccapricciante alternativa e proponendo di spargere un certo intruglio velenoso in tutta la sala.
La notizia corse di bocca in bocca e, come comprenderete,  i Senatori  trasalirono per il terrore!
Chi era il vile e anonimo impostore che voleva avvelenare gli amati cagnolini?
Naturalmente non c’era modo di saperlo e nel dubbio che non fosse solo un’idea campata per aria i senatori corsero ai ripari e da quel giorno lasciarono i loro amici a quattro zampe nelle loro fastose dimore, ben lontani da tremende minacce.
E così alle riunioni del consiglio rimase un unico, solo cagnetto.
Un privilegiato, uno che a suo modo contava.
Gli toccò persino l’onore di accoccolarsi sul trono e naturalmente nessuno ebbe nulla da ridire.
Del resto lui era il magnifico Brighella, il cane del Serenissimo Doge.

Cane

Un altro genere di “trono”, a Boccadasse.
E tra il resto, di che razza sarà stato il nostro aristocratico cagnolino?

Diverse sfumature d’azzurro

Mancano ormai pochi giorni all’inizio della primavera e la Superba è uno splendore di azzurro.
Azzurro e limpido il cielo, d’ azzurro intenso l’acqua della fontana di De Ferrari.

De Ferrari (2)

Come ben sanno tutti i genovesi, l’acqua della fontana situata nella piazza centrale della città viene colorata in occasione di particolari eventi, in questo caso si tratta di un incontro sportivo, speriamo che la nazionale di pallanuoto ci dia delle soddisfazioni.

Cartello

Diverse sfumature di Genova, sotto i getti potenti dell’acqua.

De Ferrari (3)

La gente seduta sul muretto a godersi la bella giornata, davanti alla dimora dei Dogi.

De Ferrari (4)

Dai le spalle al Ducale e avvicinati alla fontana, l’aria frizzantina di marzo solleva certe goccioline dispettose e sì, ci si bagna anche un po’!

De Ferrari (5)

L’acqua scroscia, canta, scende, zampilla.

De Ferrari (6)

I raggi del sole abbagliano, battono sui vetri e poi si riflettono ancora nell’acqua.

De Ferrari (7)

A me piace molto questa iniziativa, tra i colori veduti fino ad oggi questo azzurro è forse il mio preferito.
Mette allegria, rasserena, annuncia una stagione di cieli tersi e tiepidi.
E sì, amo le foto inclinate, è una mia debolezza!

De Ferrari (8)

Diverse sfumature d’azzurro, in un pomeriggio nel quale è bastata una giacca non tanto pesante, un foulard al collo e via.

De Ferrari (9)

Bianco, turchese di Genova, il cielo pulito e chiaro.

De Ferrari (14)

E poi ognuno ha il proprio sguardo, il proprio modo di osservare, questo è il mio.

De Ferrari (10)

Facciamo una foto dritta? Eccola!

De Ferrari (11)

Passavo da quelle parti e come sempre il caso mi ha regalato un piacevole incontro.
C’erano tanti bambini, alcuni davvero piccoli.
Avete presente quando i piccini sbarrano gli occhi davanti a qualcosa di meraviglioso?
Ecco, proprio così.
E uno di loro, avrà avuto circa tre anni, era in compagnia del nonno.
Aveva una barchetta di carta che ha fatto navigare sull’acqua della fontana.

De Ferrari (12)

E il nonno mi ha raccontato che vengono spesso qui con le barchette, il bimbo conosce alla perfezione il verso della corrente e infatti si è messo in un punto preciso in attesa della sua barchetta.
E finché ci sono barchette di carta che sfidano acque profonde vuol dire che il mondo è un bel posto e tu devi avere solo un po’ di pazienza.
Appoggiati sul bordo della fontana e aspetta il tuo avventuroso naviglio.

De Ferrari

Diverse sfumature d’azzurro, in un giorno di marzo, a Genova.

De Ferrari (13)

Il Conte Gaetano, dai Piombi di Venezia alle strade di Genova

Questa è la storia di un uomo inseguito dalla giustizia: è il Conte Gaetano Lechi, originario di Brescia, evaso con una rocambolesca fuga dai Piombi di Venezia nell’anno 1785.
E dopo varie vicissitudini il nostro arriva nella Superba, non so dirvi dove abitasse ma lo immagino aggirarsi circospetto in certi intricati caruggi che anch’io percorro abitualmente.

Caruggi

E dunque, Gaetano riuscì a passare inosservato per lungo tempo, faceva i suoi affari senza dare nell’occhio ma un giorno quelli del Governo vennero a sapere cosa combinava in città.
A quanto pare costui si occupava di vendere certi libri moralmente deprecabili, diciamo così, per di più i suoi tomi erano pure arricchiti da espliciti disegni opera di un pittore che poi morì pazzo.
Ah, come al solito la vita è più fantasiosa della trama di un romanzo!
E insomma, a qualcuno questa faccenda non piaceva affatto e si premurò così di avvertire le competenti autorità.
E come si usava all’epoca, il denunciante si servì di un biglietto di calice, proteste e lamentele alle autorità a quei tempi venivano scritte su un foglio e poi imbucate nell’apposita cassetta dove si trovava il calice nel quale cadevano i biglietti.

La cassetta

Palazzo Ducale

L’anonimo cittadino che si era preso la briga di segnalare la losca condotta del Lechi scrive in maniera sdegnata, sottolineando che costui va pure in giro vantandosi dei suoi misfatti!
E dice che a Genova arrivano delinquenti da ogni parte, ci manca solo questo foresto a portare scompiglio in città!
A quanto pare i Serenissimi non furono particolarmente solleciti nel raccogliere questa accusa, dovettero però riconsiderare il caso quando arrivò un’ulteriore denuncia.
Sapete cos’era successo?
Il conte si era incapricciato di una giovane fanciulla orfana e con lei intratteneva un torbida relazione, era urgente porre rimedio a questa incresciosa situazione.
Gli venne dato lo sfratto con la minaccia del carcere.
Lui però era furbo, era un uomo dalle mille risorse, non c’era modo che le guardie riuscissero ad arrestarlo.
Il Conte aveva studiato un astuto stratagemma, per cautela si era trasferito a bordo di una nave.

Galeone

Poi, debitamente travestito per non farsi riconoscere, con la dovuta circospezione usava scendere  a terra e andarsene tranquillamente a casa sua, dove avvenivano i suoi incontri con la ragazza.
E vi dirò di più, aveva fatto sposare la cameriera di lei con un suo servo, così quest’ultimo poteva fare da tramite con la fanciulla genovese che lo faceva tanto sospirare.
Insomma, la situazione era spinosa e complicata, alla fin fine, svelate le trame del Lechi, si presero provvedimenti drastici.
La casa fu chiusa, il fratello della ragazza fu messo agli arresti, i servi furono tutti licenziati.
E il Conte Lechi, con buona pace di tutti, svanì nel nulla e non si fece mai più vedere.
Chissà se quella ragazza lo ha aspettato a lungo.
Forse da qualche parte, in questa città, ci sono ancora muri che potrebbero raccontare ciò che non sappiamo di questa storia.

La Marina

Riflessi della Superba

Una mattina di dicembre, in Piazza De Ferrari.
E accade ciò che non dovrebbe succedere: l’acqua esce dalla fontana e invade parte dell’area circostante, scivola giù, goccia dopo goccia, inesorabile come su un piano inclinato.
E no, non è una cosa bella, si rischia persino di scivolare, fate attenzione se vi dovesse capitare di trovarvi in un’analoga circostanza.
Attraverso, devo andare verso Via XXV Aprile, è una mattina di dicembre e c’è il sole.

Palazzo Ducale (7)

E mi fermo ad osservare, guardo la città dentro ad uno specchio effimero, guardo la dimora dei Dogi ora dai contorni tremuli, un’immagine che vibra e muta mentre vira la luce.

Palazzo Ducale (2)

Il riflesso della città puoi solo immaginarlo laddove la magia è già svanita, il sole regala incanti a volte brevi e fugaci.

Palazzo Ducale (3)

Un frammento di Genova, una finestra chiusa, uno specchio liquido che lentamente si ritira per poi scomparire.

Palazzo Ducale (4)

La curva di un scalino, come la curva del tempo e del passato che ritorna per svelare la sua anima.
E bagliori d’argento, una nitida vivezza di giallo e di rosso su un fondo scuro, grigio come l’ardesia dei tetti di Genova.

Palazzo Ducale (5)

Un istante di pura magia, riflessi d’inverno di Genova la Superba.

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Gli amori appassionati di Niccolò Paganini

E’ un volume trovato in un negozio di libri usati, con pochi euro me lo sono portato a casa, si tratta dell’edizione dell’Epistolario di Niccolò Paganini curata dal critico musicale Edward Neill.
Un libro che ti porta in un altro tempo, tra passioni e inquietudini di un genio.
E tra quelle righe vergate di pugno dal grande violinista emergono anche certe tormentate vicende sentimentali.
L’amore a volte conduce su cammini ripidi e insidiosi, Niccolò scrive di un celebre e malaugurato incidente che gli capitò, la storia che ebbe con una certa Angelina Cavanna.
Di questa vicenda ho già avuto modo di scrivere, quella relazione ebbe esiti disastrosi per il musicista, la figlia frutto di quell’amore non sopravvisse al parto e per Niccolò, ahimé, c’era una trappola in agguato!
Il padre di lei denunciò il violinista alle autorità per violenza e ratto di minore, vane furono le difese di Paganini, egli venne rinchiuso nella Torre di Palazzo Ducale e dovette versare un’ingente cifra alla Cavanna.

Torre Grimaldina

L’amore, l’amore ad alcuni non concede tregua.
E’ l’inverno del 1817 e Niccolò accenna ad una relazione con Taddea Pratolongo, in certe lettere che scrive all’amico Germi definisce Taddea adorabile.
Ma la passione non è eterna, Niccolò perse presto interesse per la fanciulla, in una missiva scriverà al solito Germi di riferire a Taddea che lei doveva scordarsi di lui, povera ragazza con il cuore infranto!
L’amore, l’amore per alcuni è un continuo tumulto.
E da alcune lettere emerge evidente una certa diffidenza di Paganini nei confronti delle donne, la faccenda di Angelina aveva avuto il suo peso:

“Credo che non disapproverete la risoluzione fatta da qualche tempo di mandare al diavolo quante donne ho conosciute, perché non attendono che alla mia distruzione.”

(A Germi – Firenze, 20 Agosto 1818)

All’amore però alcuni non sanno resistere e pochi mesi dopo Niccolò scrive con coinvolgente entusiasmo della sua nuova liason, la mia adorata Marina.
Lei è Marina Banti, i due si sono conosciuti a Bologna, la fanciulla è letteralmente stregata dal fascino di Paganini.
E il violinista scrive sempre al solito Germi che il padre di lei le ha proibito carta e calamajo e poi sapete cosa fa?
Ricopia parola per parola una lettera che Marina gli scritto e la acclude nella sua missiva all’amico.
Ah, chissà se lei lo ha mai saputo!
E’ languida e innamorata Marina, scrive a Niccolò che attende il suo ritorno a Bologna e usa per lui parole appassionate:

“Unico mio bene… Addio mia vita e mio tutto… La vostra più cara amante, Marina Banti”

(A Germi – Firenze 10 Ottobre 1818)

Niccolò Paganini

Niccolò Paganini
Opera esposta all’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

E Niccolò?
Dapprima sembra che voglia unirsi per sempre a lei e condurla all’altare ma poi giunge il mese di novembre e dope aver riveduto la dolce Marina Niccolò svela al suo caro amico Germi di aver mutato parere riguardo al matrimonio, la passione è svanita e con essa l’amore.
Il compositore è uno spirito libero e tuttavia sempre subisce le malie del fascino femminile, in breve tempo tra le quelle righe fa la sua comparsa una fanciulla di Venezia, solo che Niccolò è venuto a sapere certe notizie su di lei e allora preferisce starle alla larga!
E poi c’è anche un’inglesina che fa battere il cuore del musicista, peccato che la religione di lei sarebbe di ostacolo ad un eventuale matrimonio.
Nel frattempo la signorina di Bologna che sospira per me, scrive Paganini, ha ricevuto la lettera  dalla quale ha compreso che Niccolò non la ama più.
E’ lei, Marina Banti, la giovane vorrebbe delle spiegazioni e il nostro non sa come cavarsi d’impaccio così chiede consiglio all’amico, che vita complicata aveva Paganini!

Niccolò Paganini (2)

Cimeli di Niccolò Paganini
Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

E no, non si può vivere senza amore, certi animi appassionati non sanno davvero rinunciarci.
E così, al principio dell’estate del 1822 il compositore annuncia di aver incontrato un’amabile ragazza, lei è bella e proviene da una famiglia che le ha impartito una perfetta educazione, il suo nome è Carolina Banchieri.
Una fanciulla piena di virtù eppure, malgrado iniziali progetti matrimoniali, anche in questo caso l’inquieto Paganini si farà da parte, non è lei la donna perfetta per lui.
L’amore, per alcuni, è continua irrequietezza, l’amore ha il volto della cantante Antonia Bianchi, da lei Paganini avrà il suo unico figlio, Achille.
Anche questa è una relazione tempestosa che sfocerà in una rottura, a quanto pare neanche troppo pacifica:

“La Bianchi bisogna che la mandi, avendomene fatte di quelle da pettinar coi sassi.”

(A Germi, Vienna 11 giugno 1828)

E qui il curatore del libro appone una nota preziosa spiegando che la frase usata da Paganini è una traduzione dal genovese “petenà cui sasci” e significa trattare il modo rude.
Non ho completato la letture dell’epistolario, ogni tanto mi piace prendere tra le mani quel libro e leggere qualche lettera, seguo Paganini nei suoi viaggi e ai suoi concerti,  probabilmente in altre pagine  troverò ancora amori e passioni da raccontare oltre a quelli che avete letto in questo articolo.
Niccolò Paganini, noto al mondo per il suo ineffabile genio e il suo incomparabile talento, nacque a Genova in questo giorno, era il 27 Ottobre 1782.
La sua città natale non ha saputo preservare la dimora dove nacque il più celebre violinista di tutti i tempi, l’edificio di Passo Gatta Mora è stato abbattuto negli anni ’70, trovate qui il mio articolo in proposito, a noi restano solo le immagini che ricordano ciò che abbiamo perduto.

Casa di Paganini (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

La sua città natale gli ha intitolato il Conservatorio Musicale, un corso cittadino in Circonvallazione a Monte e un centro studi musicali nella città vecchia, porta il suo nome un celebre concorso internazionale di violino, al Museo del Risorgimento potrete ammirare alcuni suoi cimeli e in uno dei musei di Strada Nuova è conservato il “Cannone”, il violino opera di Guarneri del Gesù appartenuto appunto al musicista.

Corso Paganini
Della sue composizioni lascio parlare chi ne ha le competenze, io ho voluto ricordare il mio illustre concittadino ripercorrendo insieme a voi alcune sue umane e appassionate vicende amorose.
E nel giorno della nascita del grande musicista non posso far altro che portare qui le sue note geniali scaturite dalle corde del suo violino, la musica eterna che ha reso immortale Niccolò Paganini.

Pestochampionship, V Campionato Mondiale di Pesto Genovese al Mortaio

Ieri è finalmente giunto il giorno di Pestochampionship, il V Campionato Mondiale di Pesto Genovese al Mortaio.
Una giornata epica, all’insegna di una delle eccellenze della cucina ligure.
E così di buon mattino i 100 concorrenti e i 30 giurati si sono ritrovati nel luogo prescelto per la singolare competizione, le sale del Minore e del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.

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Estroso creatore dell’iniziativa Roberto Panizza, ristoratore, raffinato gourmet e presidente dell’Associazione Palatifini, un caro amico che è sempre un piacere rivedere.

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I partecipanti alla gara vengono da ogni parte del mondo per aggiudicarsi l’ambito titolo, ognuno di loro ha a disposizione i seguenti ingredienti: basilico genovese D.O.P., i pinoli, il parmigiano reggiano stravecchio, il fiore sardo, l’aglio di Vessalico, sale marino grosso, olio extra vergine di oliva “Riviera Ligure” D.O.P.
E qui trovate la ricetta ufficiale di Pestochampionship, i concorrenti devono seguirla alla lettera per ottenere il deliziosissimo pesto.

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Le tavole sono pronte.

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E ognuno prende posto.

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Tra i concorrenti ho anche trovato persone che conosco.
Qui insieme a Roberto Panizza vedete al centro della foto Daniela Vettori, food blogger di Le Cinque Erbe insieme a Serena Oliva di Cucchiaio di Stelle.

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A presiedere la gara un grande amico di Pestochampionship, una persona che di campionati del mondo certo se ne intende: il fantastico Bruno Pizzul.

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Ha seguito e presentato ogni fase della gara con grande passione e simpatia.

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Ecco alcuni giurati intenti a seguire la presentazione, tra loro la giornalista Barbara Sgarzi.

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Ancora qualche istante di attesa.

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E poi si comincia! Pronti, al pesto e via!

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I giurati muniti di cartellina si aggirano fra i tavoli e osservano, ecco qui Alessando Cavo.

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Si pesta con vigore e concentrazione.

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Ecco Serena alle prese con il mortaio.

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Si procede seguendo scrupolosamente la ricetta.

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E nell’aria a poco a poco si spande il profumo del pesto, meraviglioso!

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Uno dopo l’altro i concorrenti terminano la loro personale impresa: sono cento e ne verranno selezionati solo dieci che accederanno alla finale.
Scade il tempo, su ogni tavolo resta il mortaio.

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Lei è finlandese e mostra con orgoglio il frutto delle sue fatiche.

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Lui invece viene da Portofino, comprensibilmente erano molti i liguri in gara.

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In questa suggestiva cornice, sotto la luce dorata dello splendente Palazzo Ducale.

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Comincia il duro lavoro dei giudici.

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Tutte le declinazioni del pesto, sui tavoli del Campionato Mondiale.

Pesto

 

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Si procede con gli assaggi, qui vedete di nuovo Alessandro Cavo, accanto a lui un giurato norvegese.

Pestochampionship

Delizia e profumo.

Pesto (4)

E insomma, mi è venuta anche fame!

Pesto (3)

E alla fine della prima selezione ecco i mortai tutti insieme, che bella immagine!

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Il premio attende un vincitore, chi sarà?

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Viene consegnata la prima targa, la scritta non è solo in italiano ma anche in genovese in quanto si tratta del premio assegnato dall’Associazione A Compagna al concorrente che viene da più lontano.

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Eccolo qui colui che se la è aggiudicata, Mr Chiozza ha origini liguri, viene dalla California e sfoggia con orgoglio il cappellino di Pestochampionship, con lui vedete Maurizio Daccà, Gran Cancelliere della Associazione A Compagna.

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E c’è da dire che a quanto pare il vincitore ci tiene parecchio alle sue radici, guardate un po’ la sua maglietta!

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Nel primo pomeriggio si è tenuta la seconda gara ed è stato eletto il vincitore.

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Eccoli i dieci finalisti, otto uomini e due donne.

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Mentre ancora erano in corso le selezioni girando tra i tavoli mi aveva colpito una certa postazione, c’erano un grande mortaio e un pestello di notevoli dimensioni.

Pestello e Mortaio (2)

Durante la gara non sono riuscita a vedere ogni concorrente alle prese con il pesto, quindi non sapevo di chi fosse questo pestello così particolare, l’ho fotografato perché mi piaceva.
Chi mai sarà il proprietario?

 Pestello e Mortaio

Cari lettori, vi presento la Signora Alfonsina Trucco di Montoggio, finalista del Campionato Mondiale di Pesto Genovese al Mortaio, Alfonsina ha partecipato a tutte le precendenti edizioni di questa competizione e ha già avuto modo di qualificarsi per le finali.
Alfonsina Trucco ha 86 anni, per la gara si è portata il suo antico mortaio e quel singolare pestello.

Pestochampionship (34)

E senza nulla togliere a tutti gli altri concorrenti, per chi altri avrei potuto tifare?
Non ero la sola, la signora Alfonsina ha riscosso molti consensi.

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Si ricomincia, la parte cruciale della gara ha i suoi riti.

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Tutti pronti a pestare!

 

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E siccome io volevo seguire la Signora Alfonsina mi mi sono messa davanti a lei e ho seguito ogni sua mossa.

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La gara comincia, vinca il migliore!

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La Signora Alfonsina è concentratissima.

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Dosa con sapienza l’olio.

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E poi giù con il pestello.

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La gara è agli sgoccioli e i concorrenti posano le armi, ora bisogna attendere solo la proclamazione del vincitore.

Pestochampionship (38)

Mentre si aspetta il momento culminante della giornata c’è spazio per le chiacchiere, è stata davvero una splendida giornata.
Alessandro Cavo e Francesca Baraghini, amata giornalista di Primocanale e di Il Secolo XIX, ridono e scherzano tra di loro.

Pestochampionship 44 -1

E qui vedete i miei amici, Edoardo e Maddalena Schenardi di Farmacia Serra.

FarmaciaSerra

E poi al Campionato del Pesto può capitare di vedere cose strane, sapete?
Ecco la Signora Nicla di Varazze, suo marito era tra i finalisti.
Lei indossava un costume tradizionale e l’ho sorpresa mentre era intenta a telefonare.
Con il mezzero e un telefono di ultima generazione, con estrema disinvoltura.

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E infine è giunto il momento della premiazione e Bruno Pizzul ha fatto i nomi dei vincitori.

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 A furor di popolo e pestello è stata eletta Campionessa Mondiale di Pesto Genovese al Mortaio la Signora Alfonsina Trucco.
E sì, la foto è mossa ma in quell’istante tutti la stavano applaudendo e lei ha sfoderato un bel sorriso.

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Roberto Panizza è venuto a a complimentarsi e a premiarla.

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Ed eccola ancora con Bruno Pizzul.

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Qui la vedete con il secondo classificato, Angelo Vanagolli e con colei che si è aggiudicata il terzo posto, Candida Grosso.

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 Una giornata meravigliosa per questa città, un evento che porta nel mondo il nome di Genova e i sapori di questa terra.
Un’iniziativa che si deve alla lungimirante creatività di Roberto Panizza e a lui va il mio sincero e ammirato ringraziamento.

Pestochampionship (2)

E’ stata la gloriosa giornata di Alfonsina, lei ha sbaragliato tutti i concorrenti.

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 Alfonsina Trucco, 86 anni, di Montoggio, proprio lei: Campionessa Mondiale di Pesto Genovese al Mortaio.

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Pestochampionship, con pestello e mortaio a Palazzo Ducale

Domani sarà una grande giornata, nella terra che è patria del basilico torna il Campionato Mondiale di Pesto Genovese al Mortaio che come sempre si terrà nella Sale del Minore e Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.
Che meraviglia, la dimora dei Dogi inondata dal profumo inconfondibile del pesto!
Io ci sarò, non vedo l’ora di assistere a questa singolare e piacevole competizione che avrà inizio a metà mattinata, qui trovate il calendario completo della giornata.
Come due anni fa ci saranno in mostra gli antichi mortai delle famiglie genovesi e liguri.

Pestochampionship

Una splendida iniziativa che si deve all’estro creativo e alla passione vera di Roberto Panizza, lui porta il pesto di Zena e la sua antica tradizione nel prepararlo in giro per il mondo, il suo ristorante Il Genovese, è una meta gastronomica da non perdere.
Vi si gustano piatti della nostra tradizione e il pesto più sublime che si possa immaginare, nel ristorante c’è anche il mortaio del re indiscusso del pesto.

Il mortaio

Lasagne, trofie, trenette o testaroli, scegliete voi cosa preferite, questo è un piatto fumante di  gnocchi che ho avuto il piacere di gustare in occasione di una delle mie cene al Genovese.

Gnocchi al pesto

Eccolo qui Roberto, con il suo bel grembiule rosso tra due giurati durante una delle selezioni di Pestochampionship che si è tenuta nei caruggi di Genova.

Pestochampioship

Un evento che porta a Genova concorrenti da tutto il mondo pronti a cimentarsi con la complessa arte di fare il pesto.
Una maniera speciale di rendere nota una delle nostre eccellenze, il pesto genovese al mortaio.

Pestochampioship -selezioni

La competizione è divertente e appassionante, per me è anche una bella occasione per trascorrere del tempo con dei cari amici, tra gli altri ci saranno Edoardo e Maddalena Schenardi di Farmacia Serra che come me assisteranno alla gara.
E tra i giurati non mancherà Alessandro Cavo, una delle persone che si spende con vero cuore per questa città e proprietario della Pasticceria e Liquoreria Marescotti di Cavo, altra meta da non perdere per chi visita Genova.
Eccolo Alessandro, a destra della foto, insieme a un altro giurato nel corso della precendente edizione di Pestochampioship.

Pestochampioship (2)

Tutto è pronto, il basilico genovese, l’olio Extravergine di Oliva della Riviera Ligure, l’aglio di Vessalico e tutti gli altri ingredienti con i quali si prepara il delizioso pesto di Genova.
E i mortai saranno già tutti in fila, domani uno dei concorrenti si aggiudicherà l’ambito titolo.
Nel regale salone di Palazzo Ducale si sentirà il rumore di cento pestelli che battono nei mortai, nell’aria si spanderà il profumo sublime del pesto,  per me sarà un privilegio esserci e potervelo raccontare.
Domani sarà il giorno di Pestochampionship, il V Campionato Mondiale di Pesto Genovese al Mortaio.

Pestochampionship (2)

 

Genova sotto le luci

Genova sotto le luci.
E sono le luci di Natale che si confondono con quelle della città, in certe strade ampie e spaziose.
E splende e brilla la prospettiva di Via Venti Settembre, tra finestre accese e vetrine.

Via XX Settembre (2)

Resto, osservo la sera che scende piano.

Via XX Settembre

La sera ha riflessi dorati che accarezzano Palazzo Ducale e l’acqua calma della fontana.

Piazza De Ferrari (2)

Ed è un bagliore di blu e uno scintillio di rosso.

Piazza De Ferrari (3)

Ancora oro, oro e musica e il Teatro Carlo Felice.

Piazza De Ferrari (4)

A guardar tra i rami, oltre quelle luci.

Piazza De Ferrari

Genova sotto le luci, come ovunque accade, nel periodo di Natale.
Anche in riva al mare, dove il sole al tramonto si infuoca, nella bella Nervi.
Ed è il verde brillante a illuminare il Viale delle Palme.

Nervi

Ma alcuni, come me amano gironzolare per i caruggi, anche quando non c’è nessuno.

Via San Luca

E in certi luoghi sono altri gli effetti luminosi che creano potenti suggestioni.
Accade quando il buio avvolge ogni cosa e un luce vivace cade sui marmi e sui portali di certi edifici, sui fregi e sugli angeli che decorano la facciata della chiesa di San Siro.

Chiesa di San Siro

E poi certe luci sono d’effetto perché mettono ancor più in risalto la bellezza di certi palazzi.

Via Luccoli

Ed è azzurro, quasi come di ghiaccio o come fiocchi di neve in Via Luccoli.

Via Luccoli (2)

Ed è oro ancora sulla facciata di Palazzo della Meridiana.

Palazzo Della Meridiana

Brilla e riluce Genova, quando scende la sera.

Piazza della Meridiana

E più di ogni altro luogo risplende Via Garibaldi, un tempo detta Strada Nuova, tra musei e dimore nobiliari che hanno veduto i fasti di Genova.

Via Garibaldi (2)

Sotto la luce bianca e candida della luna.

Via Garibaldi (3)

E io con la mia passione per i caruggi mi infilo in Vico del Duca e mi guardo indietro.

Via Garibaldi (4)

E poi ancora, passeggiando in Strada Nuova, sotto i riflessi d’argento e di bianco.

Via Garibaldi (5)

In questa che è sempre, in qualunque stagione la strada più elegante di Genova.

Via Garibaldi (6)

E poi altrove, dove Natale diventa archi d’azzurro, caruggi e Madonnette.

Vico del Ferro

Giù per i Macelli, che fatica aspettare che non passi nessuno!

Macelli di Soziglia

Una stella cometa brilla davanti a San Matteo.

Chiesa di San Donato

E un’altra ancora in San Filippo, in queste chiese che non hanno bisogno di alcuna luce artificiale per colpire lo sguardo del visitatore.

Chiesa di San Filippo
Un cielo di stelline sovrasta Via di Scurreria, una delle strade che trovo sempre affollata.

Via di Scurreria

Scendo e intanto guardo le stelle, guardo i palazzi, le persiane aperte e certi soffitti.
Osservo la città solo le luci.

Via di Scurreria  - Campetto

E poi via, via dalla folla, cercando un luogo dove non ci sia nessuno.

Vico Lavagna

E a cercare la luce e il buio nella città verticale, sotto la Torre dei Maruffo illuminata dai faretti.

Torre dei Maruffo

Davanti agli splendori della Superba.

Palazzo Ducale (2)

Quando scende la sera e Genova è sotto le luci.

Luminaria

Robert Doisneau, Paris en Liberté

Una passeggiata tra le immagini di una certa Parigi, la Parigi di Robert Doisneau.
Duecento fotografie in bianco e nero in esposizione nel Sottoporticato di Palazzo Ducale fino al 26 Gennaio 2014.
Manifesto della mostra Robert Doisneau, Paris en liberté è il più celebre scatto del fotografo francese, Le baiser de l’Hôtel de Ville, il bacio e il sentimento e tutto attorno è nulla.
E poco importa che questo non sia uno scatto rubato, per me questa immagine esprime appieno il senso di straniamento che regala la passione, quando tutto attorno è nulla.

Robert Doisneau

Duecento fotografie scattate tra il 1934 e il 1991, sono le facce di Parigi e dei suoi abitanti.
Facce stralunate, eccitate, deformate, stupefatte, allegre, svagate, distratte.
Quante Parigi esistono davanti all’obiettivo di Doisneau?
Due donne, una fisarmonica e una musica che si può solo immaginare, eppure la senti.
Parigi, l’amore e i baci.
Il bacio più celebre all ‘Hôtel de Ville, lì accanto altre due fotografie: il bacio di due giovani motociclisti che indossano il casco e poi ancora, un insolito mezzo di trasporto, lui e lei e le loro labbra che si toccano.
Parigi, artisti e intellettuali, tra gli altri ci sono Marguerite Duras e Alberto Giacometti , Jacques Prévert e Juliette Greco.
La Parigi dei bistrot e dei tavolini all’aperto, la Parigi fumosa e nascosta, buttata lì, tra i tarocchi di una cartomante che attende qualcuno che voglia conoscere il proprio destino.
Parigi è movimento, in una delle citazioni di Doisneau che troverete alla mostra ho riconosciuto un luogo e la sua atmosfera, si fa riferimento al traffico folle e congestionato di Place de La Concorde, la piazza dove un tempo fu la ghigliottina e che nell’epoca moderna è scenario di altri pericoli.
E tante immagini di pedoni intenti ad attraversarla compongono due grandi pannelli.
Ed è corsa, concitazione, movimento, fretta.
Parigi è  l’alta moda e i suoi protagonisti, Jean Paul Gaultier, Dior, Yves Saint Laurent, l’indimenticabile  Coco Chanel che si riflette in una sequenza specchi.
Arte e moda, uno splendido Pablo Picasso ritocca la rivista Vogue.
E poi Parigi è una grande foto, la casa degli inquilini, un condominio sezionato come una casa di bambole e di ogni appartamento si vedono gli interni.
Parigi è tanti bambini, si tengono per mano e attraversano Rue de Rivoli.
E poi ancora, un’altra foto dove i monelli corrono, scappano, scherzano, suonano i campanelli e poi fuggono via.
Parigi è un fascio di luce abbacinante che attraversa il cielo sopra Place Vendome mentre una donna osserva, alla ringhiera di un terrazzo.
Parigi è il gesto dinamico di un tuffo nella Senna dal Pont d’ Iéna, Parigi è la Tour Eiffel, i grattacieli e le sue archittetture moderne.
Parigi è stupore, meraviglia, sbigottimento, scandalo.
Una galleria d’arte, la Galerie Romi, in vetrina un quadro che ritrae una fanciulla nella sua nudità.
E gli sguardi, gli sguardi dei passanti: c’è chi si perde in una muta ammirazione, chi sbarra gli occhi, chi pare piuttosto divertito.
Sono le mille facce di Parigi, intense e vere, queste e molte altre sono in mostra a Genova, ogni anno Palazzo Ducale offre ai suoi visitatori mostre fotografiche di pregio e di grande interesse.
Questo è l’anno di Paris en liberté e dello sguardo di Robert Doisneau sulla Ville Lumière.

Robert Doisneau (2)

I battenti sui portoni dei caruggi

A me bastano i miei occhi.
Non serve davvero altro, bastano gli occhi per vedere le storie da raccontare.
A volte le trovi su un soffitto, affrescate da mani abili, in cima a una ripida scala d’ardesia oppure sopra i tetti e i campanili.
A volte le trovi lungo la strada.
Sono le storie di una città antica.
E sono decori, chiodi e portoni pesanti.
E battenti.
Ed è un altro tempo.

Battente (2)

E sono simmetrie e disegni geometrici.

Battente (3)

E’ una porta con la vernice scrostata, una porta vissuta.
Toc, toc, toc.
E sul legno si scava un piccolo solco.
Battente (4)

Ho fotografato decine di porte, sapete?
I vicoli sono un’infinita fonte di meraviglia per me.
Panni stesi, lapidi, finestre, ritagli di cielo, edicole.
E battenti, alcuni così lineari che c’è da domandarsi per quale ragione io mi soffermi a osservarli.
Per l’atmosfera, sì, è l’atmosfera dei caruggi.

Battente (5)

Battenti solidi e lavorati.

Battente (6)

Altri invece semplici e privi di fronzoli.

Battente (7)

Io guardo, osservo, vedo.
E so che c’è anche un mondo fantastico sui portoni di Genova.
E così potrebbe capitarvi di imbattervi in un fiero leone.

Battente (8)

Oppure potreste incontrare una figura minacciosa: ha il naso largo e le orecchie grandi, lo sguardo intenso che intimorisce.

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Portoni di caruggi, vita, passato e ruggine.

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Portoni di caruggi, avete mai provato ad osservarli attentamente?
Troverete creature misteriose e volti spaventati.

Battente (11)

E figure dolcemente sinuose e animali con le fauci spalancate.

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Teste leonine dalla criniera dorata e dagli occhi brillanti.

Battente (13)
Sono i battenti sui portoni dei caruggi, l’unico luogo che riesce a sorprendermi ogni giorno.
E in questa città dove si respira aria salmastra e vento sul superbo portone di Palazzo Ducale si trova una creatura degli abissi.
Un tritone, emerso dalle profondità marine, fa bella mostra di sé sulla dimora dei Dogi.

Battente