Salita dell’Oro, il confine tra la luce e l’ombra

A Genova dalle parti di Via Cairoli ci sono le vie dei metalli preziosi, la suggestiva toponomastica della Superba ci ha regalato Vico del Piombo, Vico dell’Argento e Salita dell’Oro.
E in uno di questi vicoli in certe giornate vi sorprende uno scintillio, accade quando il sole batte in questa maniera, fendendo la via con un linea perfetta, il confine tra la luce e l’ombra.

Salita dell'Oro

E poi i raggi virano, si cammina nel chiarore di un giorno d’estate.

Salita dell'Oro (1)

Guardatela poi dall’alto Salita dell’Oro, da un diverso punto di osservazione.

Salita dell'Oro (2)

Guardatela nei suoi colori, si mescolano in una sola immagine diversi aspetti di Genova.
La prospettiva inganna, sono gli effetti ottici dei caruggi, sembra essere un’unica strada e invece Salita dell’Oro sbocca in Via Lomellini e il sontuoso palazzo che si vede laggiù è uno dei Rolli situati in questa via.
Eppure davanti a noi sembra esserci un’unica curva che pare non terminare, marcata dal confine tra la luce e l’ombra.

Salita dell'Oro (3)

In certi giorni, poi, in Salita dell’Oro potreste trovare altra luce e altri colori.

Salita dell'Oro (4)

Una suggestione che dura per breve tempo, le magie sono così, effimere e fugaci.

Salita dell'Oro (5)

In altri giorni, ancora diverse tinte e sfumature.
E sapete, noi cacciatori di luce e siamo anche capaci di restare fermi lì a guardare, in attesa degli eventi.

Salita dell'Oro (6)

Colonne, archetti e diverse geometrie di Genova, il quotidiano che si sovrappone alla storia.
Che altro è la bellezza?

Salita dell'Oro (8)

E grazie ad un affascinante mistero poi, a quell’ora del giorno, la luce si proietta solo sul muro e non arriva fino in fondo al vicolo.

Salita dell'Oro (9)

In altre sere, poi, potreste vedere ancora altre magie.
Avviene quando si avvicina il tramonto e ancora accade per un solo istante.
Un raggio di sole batte sulla lampada, l’attraversa, la illumina, sembra che l’accenda.
Sono i luminosi incanti di Salita dell’Oro, brevi, fugaci e magici, sul confine tra la luce l’ombra.

Salita dell'Oro (10)

La vertigine del cielo di Genova

Vertigine, altezza, profondità e distanza.
Il cielo sopra le strade di Genova, il cielo come io lo guardo, come vorrei che sapeste vederlo anche voi.
Per conoscere questa città bisogna osservarne le prospettive.
E sono lassù, nel cielo sopra le strade.
Vi porto con me e questo è l’inizio del nostro viaggio.
La destinazione è l’infinito che non avete mai veduto se non avete alzato lo sguardo in una giornata di sole per le strade di questa città.

Via Lomellini

Via Lomellini

Vi porto a guardare certe curve perfette, in luoghi sempre frequentati.

Piazza Caricamento

Portici di Caricamento

Ma non sempre sappiamo vedere ciò che è sopra di noi.
Vertigine.
Prepotenza e protervia d’azzurro.

Portici di Caricamento

Portici di Caricamento

Nuvole che si discostano e si arrendono al blu.

Via Cairoli

Via Cairoli

Vi porto ad ammirare certe geometrie, il cielo sopra le piazzette dei caruggi.
Come io sono abituata a vederlo e come vorrei che voi lo vedeste.

Piazzetta Merli

Piazzetta Merli

Il campanile delle Vigne che emerge maestoso dietro Piazza delle Oche.

Piazza Delle Oche

Piazza delle Oche

E certe piante che adornano i terrazzi si tuffano dalla ringhiera dell’ultimo piano.

Via di Soziglia

Via di Soziglia

C’è una maniera di guardare che appartiene ai sognatori, quelli come me non sanno raccontarvela diversamente, abbiamo parole da scrivere e immagini negli occhi, noi sappiamo solo dirvi che se un velo appanna la vostra vista dovreste stropicciarvi le palpebre per tentare di vedere meglio.
Noi sognatori sappiamo solo dirvi questo.
Guarda.
Guarda il cielo.
Guarda il cielo carico di pioggia.
Guarda il cielo carico di pioggia e le finestre aperte.
Guarda l’altezza sopra di te.

Piazza San Matteo

Piazza San Matteo

Guarda.
Guarda il gioco delle geometrie e delle prospettive inaspettate.

Piazza Santa Brigida

Piazza dei Truogoli di Santa Brigida

Osserva.
Osserva le curve e i colori del sole illuiminati dalla luce del sole.

Piazza Santa Brigida (2)

Piazza dei Truogoli di  Santa Brigida

Un contorno netto, il gioco dell’armonia e del contrasto.

Piazza dei Greci

Piazza dei Greci

I tetti delle case così vicini che paiono sfiorarsi.
Uno accanto all’altro, divisi da una fessura di cielo.

Via Del Campo (2)

Via del Campo

Altezza, profondità e vertigine.
E non sai cos’è se non l’hai guardata mai l’infinità dal fondo di un vicolo.

Via Prè

Via Prè

Molti viaggiatori giungono in treno in questa città e molti di loro da Principe imboccano Via Balbi.
Camminate piano, lentamente.
Non perdetevi ciò che è intorno a voi e sopra di voi.
Non lasciate che sfugga al vostro sguardo uno dei colori più unici di Genova, il colore del suo cielo.

Via Balbi

Via Balbi

Tra quei palazzi, tra quelle case.
Vedrete anche voi il cielo come lo guardano i sognatori.

Palazzo Reale

Palazzo Reale

Genova, 1926: quando si facevano i bagni alla crusca in Via Cairoli

E ancora si torna alle cose di altri tempi.
Dovete sapere che quest’estate ho acquistato su una bancarella un libro preziosissimo, un tomo molto voluminoso di oltre duemila pagine.
Ve ne ho già parlato, è un annuario della città di Genova dell’anno 1926.
Signori, questo pregiato testo sta cambiando le mie prospettive e mi sta svelando un mondo fino ad oggi sconosciuto.
E allora vi porterò alla scoperta di alcuni luoghi insoliti, certa che stupiranno anche voi.
Eccoci in Via Cairoli, nel lontano 1901.

Via Cairoli
Cartolina appartenente alla collezione di Stefano Finauri

Un carretto, persone che vanno di fretta.
Pensate, magari uno di quei signori con l’ombrello era vostro nonno.
Chissà chi erano, quale sarà stata la loro meta?
Forse qualcuno di loro era diretto al civico nr 2?

I bagni S. Siro!
Oh, caspita e chi l’avrebbe mai detto!
E cosa mai saranno i semicupi? Sono le vasche con la seduta, un tempo erano molto in voga.
E quindi ecco qua lo stabilimento.
E sapete, a quanto pare la sua istituzione risale a parecchio tempo prima.
Ignoro l’anno preciso, ma ho consultato alcuni testi risalenti alla metà dell’Ottocento e ho trovato traccia dei Bagni San Siro.
Anzi, entrambi gli autori lamentano lo stesso problema, i bagni in città non sono affatto sufficienti!
Caspita, con tutti i viaggiatori che vanno e vengono dalla Superba, non sarà il caso di offrire un degno servizio? E invece niente, bisogna accontentarsi!
In effetti non c’era una gran scelta.
In città due erano i bagni d’acqua dolce, uno a Portello e uno al Ponte della Legna, ovvero a Fossatello.
V’erano poi i bagni d’acqua dolce e di mare che erano dotati di due rubinetti, per l’appunto uno per l’acqua dolce e l’altro per l’acqua di mare.
Uno di questi era, nel 1846, lo stabilimento S. Siro, mentre un altro locale era situato accanto alla Chiesa delle Grazie.
E a quanto ho letto sembrerebbe che fossero luoghi accoglienti, con tanto di candidi marmi di Carrara.
E udite udite, l’acqua di mare veniva presa dal Porto!
Certo, non l’avevamo ancora irrimediabilmente inquinata!
In estate poi, nell’area del Porto, c’erano i così detto bagni natanti, per coloro che amavano esclusivamente i bagni marini.
E negli anni Venti il glorioso stabilimento San Siro di proprietà del Signor Origone era ancora perfettamente in funzione, con la sua ampia offerta di saponi e profumerie da bagno, con i suoi bagni alla crusca e al’amido.
C’era persino il riscaldamento!
E offrivano delle convenzioni particolari, certo che i genovesi il commercio ce l’hanno nel sangue!
A volte, guardando al passato, scopriamo dettagli e storie che ignoravamo e tutto è fascino, magia, velata dalla polvere del tempo.
Come il mio vecchio prezioso libro dalle pagine spesse e ingiallite, un nuovo amico che ha portato sotto il mio sguardo luoghi e persone che non conoscevo.

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Vico dell’Argento, a cena da Gaia

Giorni addietro qualcuno mi ha chiesto quale criterio usi per scegliere i locali e i negozi che mostro su queste pagine: uno ed uno solo, questi sono i posti che piacciono a me, quelli dove vi porterei se veniste a trovarmi.
E uno dei ristoranti che sceglierei per una cena è  Gaia, in Vico dell’Argento.

Se ci fosse qualche genovese distratto e disorientato, questo è Vico dell’Argento, un caruggio che congiunge Via Cairoli a Via Lomellini.
Ma davvero non siete mai stati da Gaia? Non ci posso credere!

Ecco la sala principale del ristorante.

Ma cosa si mangia da Gaia? Le delizie della cucina ligure, ovviamente.
I testaroli in salsa di noci e le trofie al pesto con patate e fagiolini, spaghetti con olive fresche, capperi ed olive taggiasche.
E sono deliziosi i taglierini allo zafferano con ragù di gamberi al pesto leggero.
Vi è venuta fame? Non vi resta che prenotare un tavolo.

In estate si può sedersi anche fuori, in Via Cairoli, ma nelle altre stagioni vi faranno accomodare qui, in queste sale.

Si mangia davvero bene e inoltre questo ristorante si trova in un fondo di un palazzo molto antico.
E così, come vedete, il soffitto ha le volte.


E su un muro c’è questa chiave, come su tanti edifici dei nostri caruggi.

Eh sì, questo posto ha proprio il suo fascino, lasciatemelo dire!

E poi vi sedete e ordinate la vostra cena, le porzioni sono sempre abbondanti, certo non uscirete da qui con un languorino, ve lo posso assicurare!
Io quella sera ho preso un antipasto Gaia, un misto di torte di verdura veramente saporito.
Il vino, se sfuso, vi verrà portato in questa tipica bottiglia, la stessa che viene usata per l’acqua.

Qui si possono gustare il coniglio alla ligure e le lattughe ripiene alla genovese, ma il menu è vasto sia per quanto riguarda i secondi di carne che quelli di pesce.
E quindi potrete ordinare il filetto con gli asparagi, lo stoccafisso accomodato o il filetto di ricciola alla ligure, non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Eh, io veramente quella sera stavo quasi per scordarmi di voi, lo ammetto!
Mi hanno portato un piatto fumante di totani in umido con patate e piselli, con due belle fette di pane da immergere nel sugo!
E così ho iniziato la mia cenetta, che meraviglia!
E poi per fortuna mi sono ricordata di scattare una foto, forse la qualità dell’immagine non è elevatissima, ma mica potevo farmi freddare la cena, vi pare?

E poi è arrivato un contorno di funghi porcini.

E tra i tanti dolci, cosa scegliere?
Meglio la crema catalana o la torta di pere e noci? O forse cantucci e vin santo?
Ho optato per un delizioso tegolino alle nocciole con crema di ricotta e lamponi.
Una spolverata di zucchero a velo e un filo di caramello, una vera squisitezza.

Una cena davvero gradita, in un posto accogliente e caratteristico.
Da Gaia, in Vico dell’Argento.

Tutte le strade portano all’Acquario

Tutte le strade portano a Roma. Siamo sicuri?
A Genova tutte le strade portano all’Acquario e questo è un dato assolutamente inconfutabile.
Ecco cosa capita se, girando per la città, si presta attenzione alle indicazioni stradali.
Pronti per un rapido tour?
Partiamo!
Giardini di Brignole, sullo sfondo Corte Lambruschini.
Ecco le indicazioni fornite.

Spostiamoci a De Ferrari, all’imbocco di Salita San Matteo.
Qui, grazie al cielo, vengono suggerite anche altre mete, la chiesa delle Vigne, San Matteo.
Comunque sono disposta ad offrire un aperitivo al turista che riesca ad arrivare a Palazzo Spinola di Pellicceria partendo da qui.
E non aggiungo altro.

Saliamo in Circonvallazione a Monte, scendendo si raggiunge il centro città, il centro storico e il mare, di fronte al quale si trova la zona del Porto Antico con l’Acquario.
Eccoci in Via Bertani, direi che l’immagine è abbastanza eloquente: una sola è l’attrazione turistica che viene indicata.

E a Castelletto, in cima a Corso Carbonara.
Qui i cartelli sono due, uno per lato, quello dall’altra parte della strada fornisce anche la direzione per raggiungere il Castello De Albertis.
Su entrambi,  comunque, campeggia la consueta indicazione, non sia mai che i visitatori perdano l’orientamento e manchino così la strada per l’Acquario!

Andiamo avanti, verso Principe.
Sì c’è il palo davanti, ma intanto capite lo stesso, no?

Come potete vedere,  tutte le strade portano all’Acquario.
E mi sorge un ragionevole dubbio.
Forse quel genovese di nome Cristoforo Colombo  che sbagliò strada andando a finire in America anziché nelle Indie, aveva solo intenzione di approdare in una terra lontana per piantare un palo con l’ennesimo cartello riportante la scritta: Acquario di Genova.
Tutto è possibile, eh!
Mah, forse dovremmo regalare ai turisti una boccia con un pesce rosso, chissà se qualcuno ci ha mai pensato!
Ma torniamo a Zena, alle sue strade e alle infinite possibilità offerte al visitatore.
C’è un cartello, a metà Via Cairoli, io non l’avevo mai notato, me lo ha segnalato un amico.
Non si osserva mai la propria città con gli occhi del turista, e invece dovremmo farlo, fingendo di non conoscere le vie e lasciandoci guidare da ciò che troviamo.
Questo è il cartello.
E supponiamo che davvero voi siate diretti all’Acquario.

Sapete cosa succederà se seguirete queste indicazioni e quelle successive?
Girerete intorno al centro storico, passerete per una strada trafficata, costeggerete la Porta dei Vacca, lasciando fuori dal vostro percorso i caruggi e i suoi incanti.
Certo, quella via conduce a Via Balbi e ad altre bellezze, ma si tratta di un altro itinerario, non è la strada che sceglierei per raggiungere l’Acquario.
E allora, volete dare retta a me?
Vi suggerisco due percorsi alternativi, certamente più affascinanti e ricchi di interesse.
Questo è il primo e vi porterà in luoghi che vi ho già mostrato, i miei lettori abituali riconosceranno posti a loro familiari, ne sono certa.
Quando siete davanti a quel cartello, dategli le spalle ed imboccate il vicolo che avete di fronte, Via San Siro.

Alla vostra sinistra, l’antica cattedrale di San Siro.
Merita una visita e mi riprometto di mostrarvela in tutta la sua bellezza.


Di fronte si trova la targa che ricorda l’ingloriosa fine di Opizzino d’Alzate, qui ho raccontato la sua storia.

E lì, a lato, un caruggio che scende verso la città vecchia.
Lì turisti non se ne vedono.
Perché mai non dovreste essere voi i primi?
Se ci passo io non vedo perché non dobbiate farlo voi!
Coraggio, sono pochi passi!
E allora andiamo, giù per Vico San Siro.

Sapete dove sbucherete?
Esattamente qui, in Piazza Fossatello.

E se imboccherete la strada che nella foto compare sulla sinistra,  arriverete all’Acquario.
Ma prima guardatevi intorno.
Sapete cosa c’è lì?
Di fronte a voi, Via del Campo, la strada di Fabrizio De André, dove troverete la Casa dei Cantautori, il negozio dedicato alla scuola d’autore genovese.

E alla vostra destra, Via Lomellini, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, dove troverete la casa natale di Giuseppe Mazzini e l’annesso Museo del Risorgimento.
E poi sapete cosa c’è proprio all’uscita di Vico San Siro?
La Pasticceria Marescotti di Cavo, che ha lasciato a bocca aperta molti di voi, e lì certo potrete ritemprarvi con una sosta golosa prima della vostra visita all’Acquario.

Cosa ne dite, vi piace il mio percorso alternativo?
Domani ve ne mostrerò un altro,  e poi mi direte cosa ne pensate.
Voi avreste escluso questi luoghi dal vostro itinerario?
E’ quello che vi sarebbe accaduto se aveste seguito quella freccia, avreste girato intorno a queste meraviglie e sareste sbucati in una via percorsa da macchine e da autobus.
Vedete, è proprio vero: tutte le strade portano all’Acquario.
Alcune vi ci fanno giungere camminando attraverso la storia.
E davvero io fatico a comprendere come mai le indicazioni stradali non conducano lungo queste strade: io voglio farvele conoscere, perché possiate decidere voi quale sia la migliore.