Da un diario genovese del passato: la tavola delle feste

Le feste si avvicinano e per tutti noi presto sarà tempo di trascorrere giornate con i nostri parenti.
E non dimentichiamo gli amici: qui, su queste pagine, tornano le memorie di un caro amico, sono le parole tratte dal diario di Francesco Dufour.
E allora facciamo piano, con la dovuta discrezione entriamo in casa di questa famiglia genovese e scopriamo insieme la tavola delle feste.

Natale 2014 (17)

In occasione delle grandi feste, Natale, Pasqua e per i compleanni e onomastici dei “grandi” si faceva un gran pranzo.
Nei primi anni eravamo una ventina di persone comprendenti la nostra famiglia e quella dello zio.
Il tavolo della salle a manger veniva allungato al massimo con le prolunghe, la nonna aveva delle tovaglie lunghe anche 7 metri.

Servizio

Servizio di porcellane francesi di Laurent II Dufour, antenato di Francesco
Esposto a Palazzo Spinola di Pellicceria

Sulla tavola si deponeva la tovaglia e lo chic era che le pieghe restassero ben rilevate, la zia Amalia con il ferro caldo spianava il lino tra una piega e l’altra.

Ferri da stiro

Vecchi ferri da stiro di casa mia 

Sulla tavola venivano messi i candelabri d’argento, poi le bocce dell’acqua e del vino molto vicine, tra un commensale e l’altro, poi molte alzate di dolci e frutta.

Servizio (2)

Servizio di porcellane francesi di Laurent II Dufour, antenato di Francesco
Esposto a Palazzo Spinola di Pellicceria

Fra un oggetto e l’altro un filo di mediola.
La mediola era una pianta che i giardinieri facevano crescere verticalmente avvolta ad uno spago, si presentava come un filo di edera con le foglie piccolissime.

Via Garibaldi 12

Via Garibaldi 12

C’era un favoloso servizio di baccarat a canne d’organo e venivano sempre messi i 5 bicchieri.
L’etichetta voleva: una minestra che spesso era consommé con pasta reale, poi un piatto di pesce e uno di arrosto intervallato da piatti di mezzo.
Poi dessert e frutta di ogni genere.

Romanengo (3)

Romanengo 

La nonna mandava l’Oreste a comprare il vino che era sempre di gran marca, spesso Bordeaux o Borgogna.
La nonna in queste occasioni quasi non mangiava perché stava attenta a regolare il servizio, aveva in grembo un campanello elettrico con il quale dava il segnale del cambio delle portate.
Riporto qui il menu del pranzo offerto in occasione della mia Prima Comunione.
I commensali erano 34, di questi 21 erano al tavolo d’onore e gli altri erano ad un tavolo in salotto.

Natale 2014 (14)

Così finisce il racconto dedicato alle tavole delle feste di Casa Dufour e per terminare questo articolo pubblico proprio quel menu citato nelle ultime righe.
È battuto a macchina, come tutto il resto del diario, scritto con cura e pazienza da una persona che riteneva preziosi i ricordi di famiglia e così ha fatto in modo che questi giungessero a coloro che sono venuti dopo di lui.
In alto i calici, nel tempo delle feste.
Ovunque lei sia, Buon Natale di cuore, caro zio Francesco.

Menu

Lasagne e Maccheroni, una preziosa ricetta del 1416

Una nuova chicca dal passato, su queste pagine, per voi.
Per questo articolo così particolare devo un sentito ringraziamento alla Dottoressa Giustina Olgiati, appassionata studiosa che ha affascinato tutti noi presenti alla sua conferenza tenutasi all’Archivio di Stato e dedicata ai Mercanti di Genova, penso che lei sia davvero l’angelo custode delle storie dei nostri giorni lontani.

Tutti i genovesi del Mondo

Tutti i Genovesi del Mondo – Manifesto della Mostra

Durante la sua meravigliosa narrazione la Dottoressa Olgiati ha svelato ai suoi stupiti ascoltatori un’antica ricetta per condire le lasagne e i maccheroni.
E sì, lei ha perfettamente compreso la mia curiosità in proposito e gentilmente mi ha inviato il testo completo di questo insolito manicaretto tratto dal volume di Antonia Borlandi, Il manuale di Mercatura di Saminiato de’ Ricci edito da Di Stefano nel 1963.
E dunque facciamo un passo indietro e andiamo all’anno 1396.
A Genova c’è un giovane mercante fiorentino, il suo nome è Saminiato de’ Ricci e scriverà con cura e attenzione un testo dedicato all’arte della mercatura, dettagliando minuziosi particolari relativi a pesi e monete adottati da luoghi diversi.

Bilancia

Antica bilancia da Farmacia – Farmacia Sant’Anna

Ahimè, la vita di Saminiato sarà breve, accusato di aver presto parte a una congiura, verrà giustiziato nella sua Firenze.
Il suo scritto però giungerà in buone mani e nel 1416 la sua opera verrà ultimata da Antonio Da Pescia, figlio del fattore di uno dei De’ Medici.
E dopo tanto discettare di soldi e di affari il nostro Antonio lascia ai suoi lettori una sua saggia divagazione: nella vita conta anche saper godere di piccole felicità e la buona cucina è certo una di queste!
E fa di più, scrive per i suoi lettori una ricetta, in questo modo si possono gustare deliziose lasagne o succulenti maccheroni, ognuno scelga ciò che più gli aggrada.
Ecco cosa occorre per cucinare alla maniera di Antonio Da Pescia.

Chi ragiona di chambi e chi di merchatantie sempr’è chon afanni e tribulazioni. Io farò il contrario e darovi ricetta a fare lasangnie e maccheroni.
Chi vuole buone lasangnie habbi 3 capponi grassi con un pezo di buono manzo. Li chuocha; quando son cotti trai l’occhio alla pentola, e fa da llato uno pentoletto; e abbi le lasangnie bene sottili, e a falde a falde le metti, e mai non le mestare; e quando sono apresso a chotte, abbi di buono ravagnolo mescholato con buono parmigiano, e uno poco ne metti a bollire.
Quando sono chotte le schodella; ebbi del grasso del chappone e del manzo, e di sopra le chondisci, e fatto questo le coperchia con una schodella perché si confetti bene. E non bechasti mai meglio.
E quasi questo stile si vuole tenere a macheroni. Chi vuole trarre da Bugia e rimettere a Parigi lo faccia, che voglio ghodere co’ compagnoni. Amen.

Avete compreso ogni parola?
Naturalmente il linguaggio è un po’ complicato e arcaico ma direi che si capisce abbastanza bene.
Un bel pezzo di manzo e addirittura tre capponi, questo sugo sembra un po’ pesante, eh, sospetto che sia poco digeribile!
È insaporito con il ravagnolo, si tratta di un tipo di formaggio.
E certo avrete notato la mancanza di un ingrediente per noi fondamentale: il pomodoro.
Correva l’anno 1416 e il nostro prode Cristoforo Colombo non aveva ancora scoperto l’America, quindi in Europa ancora non conoscevamo queste preziose bontà che da sempre arricchiscono i nostri piatti.

Pomodori

E poi.
E poi quella poesia sulle lasagne che devono essere sottili e vanno versate a falde, una ad una, una pioggia di delizia che poi verrà servita fumante a tutti i commensali.
E non manca una tipicità della nostra cucina: il Parmigiano, il re di tutti i formaggi.

Parmigiano

Parmigiano e pomodori, uno dei doni di Colombo
Hotel Cenobio dei Dogi di Camogli

Uno dei passaggi del testo appare un po’ oscuro e tuttavia posso fornirvene la spiegazione in quanto mi è stata data appunto dalla Dottoressa Olgiati.
Chi vuole trarre da Bugia e rimettere a Parigi lo faccia: questa frase si riferisce alle pratiche mercantili e significa chi vuole emettere una lettera di cambio a Bugia, in Africa Settentrionale, da pagare poi a Parigi lo faccia.
E poi.
E poi la saggezza: godetevi la vita.
Io lo faccio, scrive il nostro Antonio, coi compagnoni.
Non pensate soltanto ai denari e ai commerci, dedicarsi agli affari è fonte di preoccupazioni: sedetevi a tavola con i vostri amici, godetevi il piacere della loro compagnia e condividete un buon pranzo.
Lasagne o maccheroni, alla maniera di Antonio Da Pescia.

Da Pescia

Antonio Da Pescia
proiezione all’Archivio di Stato di Genova durante la Conferenza della Dottoressa Olgiati

Pranzi d’estate e un piatto tricolore

C’era l’antico tavolo rotondo, ampio, solido e robusto, di legno scuro, il tavolo della casa al mare.
Pranzi d’estate, nella sala con le finestre alte che davano sull’Aurelia.
E in cucina c’erano le due sorelle di mio papà e mia mamma, spesso e volentieri si cimentava anche mio padre che era un gran cuoco, la faccenda del pranzo era piuttosto complicata in quanto eravamo in tanti.
Una delle mie zie era molto mattiniera e non ci pensava proprio a perdersi la spiaggia, così ben prima delle nove aveva già predisposto i suoi deliziosi manicaretti per il pranzo ed era pronta per andare al mare.
L’altra zia a volte si complicava un po’ la vita, diciamocelo.
Un esempio?
Talvolta, all’epoca, nel bel paesino della riviera di ponente c’erano problemi con l’acqua che non veniva erogata con regolarità.
E in una di quelle circostanze la suddetta zia cosa pensò bene di cucinare?
Niente meno che il risotto con il nero di seppia, ero piccola ma ho memoria precisa della mia stupita ed ammirata perplessità, la zia per me era un’indomita eroina pronta a sfidare qualunque avversità!
E c’era l’antico tavolo rotondo, oggi con il senno di poi so che un tavolo del genere è perfetto: dovunque tu sia seduta puoi parlare con tutti e vedi tutti i commensali.
E allora davvero eravamo tanti in casa, ve l’ho detto.
E così quando si preparavano le cozze ognuno le cucinava a suo modo e c’erano questi enormi pentoloni con coperchi giganteschi.
E la casa era un universo di voci, rumori e confusione, come sempre accade nelle grandi famiglie.
C’era la nonna con i suoi lavori di cucito e con i suoi ritagli di giornale, c’era sua sorella, lei in genere si fermava un paio di giorni e poi se ne tornava a Genova.
La vedo, adesso, con il grembiule in vita davanti al lavandino di marmo che lava i piatti.
E mugugna perché si è bagnata il vestito, tutte le volte è la stessa storia!
In quella casa c’erano due frigoriferi.
E bisognava stare attenti a dove si mettevano il melone e l’anguria, uno dei miei zii non ne gradiva per niente l’odore!
Pranzi d’estate.
Vai via dalla spiaggia con i capelli bagnati e il copricostume che profuma di mare, sali le scale e sui gradini lasci le impronte delle ciabattine di plastica.
Allora avevo un piatto preferito e tale è rimasto, con la bella stagione questa per me è la pasta perfetta e così ho pensato di presentarvela anche se non si può nemmeno dire che si tratti di una vera e propria ricetta, è talmente semplice e veloce da preparare!
Innanzi tutto ci vuole del profumato basilico di Liguria.

Basilico

Scegliete i bucatini o gli spaghetti, mentre la pasta cuoce preparate il vostro condimento.
In un’insalatiera tagliate dei pomodorini maturi e della mozzarella, aggiungete poi alcune foglie di basilico spezzettate e condite con abbondante olio extravergine di oliva.
Tutto qui? Sì, cari amici, proprio così.
Ora non dovete far altro che scolare la pasta, versarla sul vostro condimento, attendere che il calore sciolga i pezzetti di formaggio, dare una bella spolverata di parmigiano e quindi accomodarvi a tavola per gustare un piatto semplice e molto gustoso.
Una pasta tricolore che a me ricorda con nostalgia certi pranzi d’estate.

Pasta

La salsa di verdure della Nonna Mimma

Ci sono piatti che gustiamo per tradizione di famiglia, è proprio questo è il caso. L’altro giorno mia mamma ha portato in tavola questa salsa deliziosa che si accompagna ai secondi di carne e così mi è venuto in mente di scrivere per voi la ricetta.
E prima di tutto ho chiesto le dovute informazioni:
– Come si chiama questa salsa?
– Non ha un nome – è stata la lapidaria risposta – la faceva la Nonna Mimma.
Ah, ecco.
E dunque da qui il titolo di questo post, in realtà non so davvero da dove provenga questa ricetta.
La Nonna Mimma, mia bisnonna materna, era una minuta e amabile vecchietta, sempre allegra e sempre in movimento, non era ligure ma emiliana, di Mirandola per la precisione, pertanto non credo che questa sia una ricetta genovese.
E quindi siete pronti a preparare la sua salsa?
Prima di tutto dovrete fare la spesa qui, dal vostro verduraio.

Verdure (2)

Ed ecco la lista degli ingredienti che dovrete procurarvi: 1 cipolla, 4 gambe di sedano, 2 carote, tutte queste verdure devono essere piuttosto grosse e dovrete anche prendere 1 peperone, giallo o rosso, come preferite.
E poi ancora vi serviranno 1 cucchiaio di capperi, 8-10 olive verdi, 6 cetriolini o cipolline rosse sotto aceto, 2 acciughe salate, 1 scatola di polpa di pomodoro.
Tritate il sedano con il mixer e dopo breve tempo aggiungete la cipolla, a parte tritate le carote quindi sminuzzate il peperone con la mezzaluna.
Rosolate tutto in padella con olio extra vergine di oliva, e quando le verdure saranno giunte a cottura aggiungete gli altri ingredienti che avrete precedentemente tritato e cioè i capperi, le olive e i sottaceti, infine aggiungete le acciughe.
Lasciate cuocere ancora e poi bagnate con una generosa spruzzata d’aceto e assaggiate la salsa per essere certi che si senta il sapore dell’aceto.
Da ultimo aggiungete la salsa di pomodoro, una presa di sale e lasciate cuocere ancora per qualche minuto.
Questa salsa si gusta fredda, è deliziosa con gli arrosti, i bolliti e le carni fredde, qualcuno la mette anche sui crostini.
E buon appetito a tutti con la salsa di verdure della Nonna Mimma!

Salsa

Pestochampionship, con pestello e mortaio a Palazzo Ducale

Domani sarà una grande giornata, nella terra che è patria del basilico torna il Campionato Mondiale di Pesto Genovese al Mortaio che come sempre si terrà nella Sale del Minore e Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.
Che meraviglia, la dimora dei Dogi inondata dal profumo inconfondibile del pesto!
Io ci sarò, non vedo l’ora di assistere a questa singolare e piacevole competizione che avrà inizio a metà mattinata, qui trovate il calendario completo della giornata.
Come due anni fa ci saranno in mostra gli antichi mortai delle famiglie genovesi e liguri.

Pestochampionship

Una splendida iniziativa che si deve all’estro creativo e alla passione vera di Roberto Panizza, lui porta il pesto di Zena e la sua antica tradizione nel prepararlo in giro per il mondo, il suo ristorante Il Genovese, è una meta gastronomica da non perdere.
Vi si gustano piatti della nostra tradizione e il pesto più sublime che si possa immaginare, nel ristorante c’è anche il mortaio del re indiscusso del pesto.

Il mortaio

Lasagne, trofie, trenette o testaroli, scegliete voi cosa preferite, questo è un piatto fumante di  gnocchi che ho avuto il piacere di gustare in occasione di una delle mie cene al Genovese.

Gnocchi al pesto

Eccolo qui Roberto, con il suo bel grembiule rosso tra due giurati durante una delle selezioni di Pestochampionship che si è tenuta nei caruggi di Genova.

Pestochampioship

Un evento che porta a Genova concorrenti da tutto il mondo pronti a cimentarsi con la complessa arte di fare il pesto.
Una maniera speciale di rendere nota una delle nostre eccellenze, il pesto genovese al mortaio.

Pestochampioship -selezioni

La competizione è divertente e appassionante, per me è anche una bella occasione per trascorrere del tempo con dei cari amici, tra gli altri ci saranno Edoardo e Maddalena Schenardi di Farmacia Serra che come me assisteranno alla gara.
E tra i giurati non mancherà Alessandro Cavo, una delle persone che si spende con vero cuore per questa città e proprietario della Pasticceria e Liquoreria Marescotti di Cavo, altra meta da non perdere per chi visita Genova.
Eccolo Alessandro, a destra della foto, insieme a un altro giurato nel corso della precendente edizione di Pestochampioship.

Pestochampioship (2)

Tutto è pronto, il basilico genovese, l’olio Extravergine di Oliva della Riviera Ligure, l’aglio di Vessalico e tutti gli altri ingredienti con i quali si prepara il delizioso pesto di Genova.
E i mortai saranno già tutti in fila, domani uno dei concorrenti si aggiudicherà l’ambito titolo.
Nel regale salone di Palazzo Ducale si sentirà il rumore di cento pestelli che battono nei mortai, nell’aria si spanderà il profumo sublime del pesto,  per me sarà un privilegio esserci e potervelo raccontare.
Domani sarà il giorno di Pestochampionship, il V Campionato Mondiale di Pesto Genovese al Mortaio.

Pestochampionship (2)

 

La torta di carciofi

Tra i ricordi della mia infanzia c’è anche questo, la torta di carciofi della zia.
C’erano quelle riunioni di famiglia, tutti attorno al grande tavolo di legno scuro a casa di lei, la zia di mio padre.
La zia amava la montagna, le camminate e i viaggi.
E ricordo che a volte mi mostrava i suoi album delle fotografie e c’era quello scatto in bianco e nero al quale era particolarmente affezionata: una ringhiera, un panorama, lei giovane e sorridente, poco distante un altrettanto giovane Vittorio Gassmann, un incontro casuale e una foto rubata, ricordo di un grande attore che piaceva alla zia.
Lei era un tipo dinamico e volitivo, era una donna piena di energia.
Tanto per dire, aveva la bella abitudine di dare pacche sulle spalle a tutti e insomma, mio padre e i miei zii non gradivano mica tanto quegli scrolloni, la zia ci metteva un certo vigore!
Ed era anche una gran cuoca, cosa volete che fosse per una come lei fare la pasta sfoglia?
Ah, le torte di carciofi della zia erano a dir poco gigantesche e c’erano strati e strati di sfoglia sottilissima come un velo, la zia con il mattarello ci sapeva fare!
Indimenticabile la sua torta di carciofi, non ne ho mai trovata una uguale.
E’ una vera delizia di questa terra di Liguria, così ho pensato di trascrivere per voi la ricetta che si fa a casa mia, anche se quella della zia era speciale e io non ci penso neanche a cimentarmi con la a pasta sfoglia fatta a mano.
Eh no, quella era privilegio della zia, a ognuno il suo!
E comunque ecco a voi la ricetta della mia torta di carciofi.

Carciofi (2)

INGREDIENTI

2 confezioni di pasta sfoglia – 4 o 5 carciofi (a seconda della loro grandezza) – 4 uova – parmigiano reggiano – una confezione di ricotta da 250 g – latte – sale

Rosolate i carciofi nell’olio e portateli a cottura aggiungendo un po‘ d‘acqua.
Sbattete quattro uova intere con abbondante parmigiano reggiano grattugiato, a parte unite alla ricotta un po’ di latte.
Mettete in una terrina tutti gli ingredienti, aggiungere il sale e mescolate fino ad ottenere un composto uniforme, quindi ungete una teglia, sistematevi sopra la pasta sfoglia e versatevi dentro il composto.
E poi per me la torta di carciofi deve sempre avere l’uovo intero dentro, non ho indicato il numero delle uova da mettere nella torta, decidete voi, in base alle vostre esigenze.

Torta di carciofi (4)

Fate un fossetta nel composto per ogni uovo che intendete mettere nella torta, le uova dovranno essere disposte a una certa distanza una dall’altra come si può vedere nell’immagine sottostante.

Torta di carciofi (2)

Ricoprite la torta con il secondo disco di pasta sfoglia e ripiegate la pasta come mostrato qui sotto, spennellate il tutto con olio extravergine di oliva.

Torta di carciofi (3)

Infornate a 220°C e lasciate cuocere fino a quando la pasta sarà ben dorata, questa  torta salata è davvero buona e si serve  fredda.
E qualcuno, ogni volta che la porta in tavola, pensa ai veli di pasta sfoglia della torta di carciofi della zia.

Torta di carciofi

Torta di riso

Oggi questa pagina ospita una deliziosa ricetta.
La torta di riso è un gustoso piatto unico, immagino che ne esistano molte versioni diverse, questa è quella che prepara mia mamma e così come l’ho imparata io la presento a voi.

INGREDIENTI

Pasta sfoglia piuttosto spessa,  500 ml di latte, 120 g di riso, 2 uova, parmigiano, 200 g stracchino, prezzemolo, un pizzico di noce moscata, sale grosso, olio extravergine di oliva.

Torta di riso

Portate il latte ad ebollizione e versatevi il sale grosso, buttate il riso e lasciate cuocere facendo addensare il latte.
Incorporate al riso le uova sbattute, abbondante parmigiano grattugiato, lo stracchino in pezzi, un pizzico di noce moscata e un cucchiaio di prezzemolo tritato..
Ungete una teglia e riponetevi la sfoglia che ripiegherete sul composto che avrete versato all’interno, con un pennello ungete il bordo ripiegato della pasta.

Torta di riso (2)

Infornate a 200 °C e lasciate cuocere per 30 minuti fino a quando la torta sarà bella dorata.
E voilà, eccola pronta!
Buon appetito a tutti!

Torta di riso (3)

Tortino di carciofi e patate

In questi giorni il clima è spesso bigio, questa primavera non ne vuole proprio sapere di regalarci belle giornate di sole.
E che freddo! A maggio!
Così si portano in tavola piatti adeguati anche se questa non sarebbe la loro stagione.
E oggi  vi propongo un tortino, rustico, semplice e facile da preparare.
Innanzi tutto occorre fare un passo dal besagnino.
Dovete sapere che a Genova, in Val Bisagno, un tempo c’erano numerosi orti, coloro che li coltivavano si recavano poi in città con le ceste cariche dei doni della terra.
Vendevano la frutta e la verdura, a Zena il fruttivendolo si chiama ancora besagnino ed è lì che dovrete andare per procurarvi patate, aglio, maggiorana e dei carciofi belli come questi.

Carciofi (2)

Prendete la vostra teglia, ungetela con un filo d’olio e copritene il fondo con le patate tagliate a rondelle, alte mezzo cm o poco più, sulle quali dovrete adagiare un abbondante strato di carciofi fatti a spicchi non tanto spessi, dovrete ottenere questo risultato.

Tortino di Carciofi - Copia

E adesso? Oh, non abbiamo ancora finito!
Ora occorre prendere un etto di mortadella, uno spicchio d’aglio e un’abbondante manciata di maggiorana, gli ingredienti vanno passati nel mixer quindi si uniscono a tre uova sbattute e si aggiunge un pizzico di sale.
Quando avrete ottenuto un composto omogeneo versatelo nella teglia e sopra mettete un filo d’olio.
Accendete il forno a 180° e fate cuocere per circa 30 – 40 minuti, il vostro tortino sarà pronto quando sarà ben dorato.
Si serve caldo ed è un gradevole piatto unico che sazia e vi lascerà pienamente soddisfatti.
Adesso non vi resta altro che portare in tavola!
E buon appetito a tutti!

Tortino di Carciofi (2)

Tortino di fiori di zucchini

Stasera vi propongo una ricetta che ha i sapori del sole e di certi ingredienti semplici: rapida, gustosa, facile da realizzare.
E’ un piatto che mi ricorda le mie estati di ragazzina, lo preparava sempre mia zia nella nostra casa del mare sulla riviera di ponente.
Terra di orti, terra prolifica e generosa, spesso si andava dal contadino a comprare la frutta e la verdura.
Non mancavano mai i fiori di zucchini, fritti sono deliziosi!

Fiori di Zucchini

In alternativa si può preparare questo tortino che è tanto semplice quanto goloso.
Vi serviranno 3 grandi  fiori per ogni commensale, i fiori vanno lavati, privati della parte interna e lasciati per breve tempo nell’acqua.
Una volta asciugati si passano nell’uovo sbattuto e nel pangrattato, quindi si ripongono su una teglia unta e si cospargono di sale.
Da ultimo si copre tutto con un abbondante strato di stracchino, un filo d’olio,  si inforna a 180° C e si lascia cuocere finché la superficie non è abbrustolita.
Semplice, vero?
E a proposito di bontà, vi suggerisco anche una frittura primaverile di glicine, io non l’ho ancora assaggiata ma la trovo molto stuzzicante.
La ricetta è una proposta di Londarmonica e la trovate qui, il suo blog è davvero interessante e tutto da leggere, se ancora non lo conoscete questa è l’occasione per scoprirlo.
A questo punto sforniamo il nostro tortino di fiori di zucchini, stappiamo una bella bottiglia di vino bianco da sorseggiare e buon appetito a tutti!

Tortino di Fiori di Zucchini

Torta Mazzini, il dolce che piaceva a Pippo

La città dei patrioti, la città di Giuseppe Mazzini.
In Via Lomellini, la sua casa natale ospita il Museo del Risorgimento.
Qui visse la sua famiglia, prima di trasferirsi a poca distanza, in Salita dei Pubblici Forni.

Casa di Mazzini 3

Casa Natale di Giuseppe Mazzini – Museo del Risorgimento

Qui, in queste strade, giungevano le missive dell’esule, lettere dai contenuti sia politici che personali, che ci restituiscono un ritratto a tutto tondo di Mazzini, lettere che per lui erano il filo sottile che lo legava alla sua patria e alla sua famiglia.
Era il mese di dicembre del 1835 e Pippo, così come lo chiamavano in casa, inviò alla madre Maria Drago una lettera con la quale la pregava di esaudire un suo desiderio.
In Svizzera aveva assaggiato un dolce che gli era piaciuto in maniera particolare e così ne scriveva :

Eccovi la ricetta di quel dolce che vorrei faceste, e provaste, perché a me piace assai. Traduco alla meglio perché di cose di cucina non m’intendo, ciò che mi dice una delle ragazze in cattivo francese: pelate, e pestate fine fine tre once di mandorle, tre once di zucchero, fregato prima ad un limone, pestato finissimo.
Prendete il succo del limone, poi due gialli d’uovo, mescolate tutto questo, e movete, sbattete il tutto per alcuni minuti, poi, sbattete i due bianchi d’uovo quanto potete – en neige, dice essa, come la neve – cacciate anche questi nel gran miscuglio, tornate a movere.
Ungete una tourtière, cioè un testo da torte, con butirro fresco, coprite il fondo della tourtière con pasta sfogliata, ponete il miscuglio sul testo, su questo strato di pasta sfogliata spargete sopra lo zucchero fino, e fate cuocere il tutto al forno.   Avete inteso? Dio lo sa.

E voi, avete inteso?
Signori, questa è la ricetta di una torta veramente sublime, potrete replicarla seguendo le indicazioni scritte da Giuseppe Mazzini, tenendo a mente che un’oncia equivale a circa 30 g e infornando il vostro dolce a 180° C.
Eh, gli epistolari riservano sempre gradite sorprese!
Ma ve l’immaginate voi il patriota munito di carta e matita che prende appunti mentre la ragazza che parla in cattivo francese elenca gli ingredienti uno ad uno?

Giuseppe Mazzini 2
La torta svizzera, la torta Mazzini.
A poca distanza dal Museo del Risorgimento, in Via di Fossatello, si trova una pasticceria ormai nota a tutti i miei lettori abituali, uno dei luoghi d’eccellenza del nostro centro storico e della città, la Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo.

Cavo (2)

I proprietari sono giovani imprenditori lungimiranti, Marescotti vanta una così lunga tradizione da essere inserito nell’elenco dei Locali Storici d’Italia.
E giunse l’anniversario dell’Unità d’Italia, particolarmente sentito in questa città che ha dato i natali non solo a Mazzini ma anche a Mameli, ai fratelli Ruffini, a Francesco Bartolomeo Savi, la città che ospitò Pisacane e dalla quale partì Garibaldi con i suoi Mille.
E qui, alla Pasticceria Marescotti, per celebrare l’anniversario, è stata riproposta la torta svizzera secondo l’antica ricetta diligentemente trasmessa dal patriota genovese.

Torta Mazzini

E così se volete gustarla basta che veniate qui, da Marescotti.
E potrete portarvi a casa la torta, è confezionata con un nastrino tricolore, poteva essere altrimenti?

Torta Mazzini (2)

Ed è una torta veramente buona, aveva ragione Pippo!
Alla Marescotti propongono di abbinarla al vermut Carpano Antica Formula, ma è ottima anche insieme a una fumante tazza di tè.
Vi daranno anche questo cartoncino, dedicato alla celebre torta.

Torta Mazzini (7)

Pasta sfoglia, mandorle, uova, succo di limone,  zucchero e burro.
Un dolce semplice e casalingo, una torta soffice e deliziosa.

Torta Mazzini (4)

Una spolverata di zucchero a velo, non occorre altro.

Torta Mazzini (6)

Se non siete di Zena, magari potete provare a cimentarvi con la ricetta, è giunta fino a noi grazie a uno dei padri della patria, sono certa che lui sarebbe contento di sapere che ancora si assapora la sua torta preferita!
Un giorno verrete a Genova e come me vorrete perdervi nel labirinto dei suoi vicoli.
Seguite il mio consiglio, tra una piazzetta e un caruggio, fermatevi da Marescotti a fare merenda, oltre a molti altri dolci e specialità, troverete la torta Mazzini.
Una bella pasticceria, nel cuore di Genova, la Genova dei patrioti e delle camicie rosse, la Genova dei carbonari e dei rivoluzionari.
Uno di loro nacque in Via Lomellini, ma lasciò la sua patria per seguire il suo destino di esule.
E dalla Svizzera scrisse a sua madre:

Eccovi la ricetta di quel dolce che vorrei faceste, e provaste, perché a me piace assai.

Torta Mazzini (5)