Semplicemente nero

Il colore e le sue forme, da circa un anno tra queste pagine c’è anche una piccola rubrica dedicata alle sfumature del mio mondo.
Un solo colore, un solo scatto.
E non c’è alcuna ricerca da parte mia, seguo semplicemente il caso e il sentimento, qui trova spazio ciò che incontrano i miei occhi.
Riguardavo queste mie fotografie, diverse volte il mio sguardo ha trovato le diverse tonalità d’azzurro e turchese del mare e del cielo.
E c’è il calore del sole, l’arancio e il giallo.
Ci sono papaveri rossi d’agosto e un insolito arcobaleno e poi ancora un altro.
E c’è una dolce poesia d’amore tracciata con la pittura.
Colors speaks all languages, scrisse Joseph Addison.
Ogni colore che vedi parla del mondo che ti circonda, ogni colore che vedi è parte dei tuoi giorni.
E’ un gioco che mi diverte ed è una piccola rivelazione, tutti gli scatti sono raccolti in questa pagina.
E no, non cerco nulla.
Seguo il caso.
E così il destino mi ha fatto vedere la languida luna sospesa sulla città, era grande e bianca.
E c’è un colore che non ho mai pensato di fotografare eppure è il mio preferito, è la tinta preponderante che trovo nel mio armadio e nei miei cassetti.
E poi un giorno, per caso, ho incontrato lui.
Sornione, pigro e bellissimo, se ne andava a zonzo per le strade del Carmine.
E io lo dico sempre, l’eleganza ha un solo colore, il nero.

Gatto

Italino, il bimbo che giocava con il cerchio

Questa è la storia vera di un bambino vissuto nel secolo scorso.
Siamo nell’anno 1925, è un caldo pomeriggio d’agosto, il clima estivo invoglia a restare all’aperto.
E come tutti i bimbi il nostro piccolo protagonista ama correre e giocare in libertà.
Ha appena 5 anni, il suo nome è Italo ma in famiglia tutti lo chiamano Italino, è un piccino gioioso ed allegro.
Abita in un quartiere che in molte sue parti è rimasto immutato, Italino è un bambino del Carmine e la sua casa è in Piazza di San Bartolomeo dell’Olivella.

San Bartolomeo dell'Olivella (8)

Per la precisione  al civico numero otto e così quando Italino va a giocare se ne esce di corsa da questo portone.

Piazza di San Bartolomeo dell'Olivella

Presto, presto, giù per la creuza, i suoi passi di bimbo rimbombano sopra i mattoni e le pietre!

Piazza di San Bartolomeo dell'Olivella (2)

Italino non ha più la mamma e mai ha avuto il calore del suo abbraccio, lei è morta nel darlo alla luce e qui al Carmine, dove tutti si conoscono, le donne del quartiere sono affettuose e dolci con lui.

Piazza San Bartolomeo dell'Olivella

Presto, presto  la strada che Italino percorre sbuca in Salita di Carbonara.

Salita di Carbonara

Qui, dove si sale verso i giardinetti.
Lo sguardo attento del papà segue il piccolo Italo che va incontro al suo destino.

Salita di Carbonara (2)

Il bimbo ha con sé uno dei suoi passatempi preferiti, il cerchio.
E gioca a spingerlo e a farlo andar lontano, in questi giardinetti.

Giardini di Carbonara

Corri, corri! Una curva dopo l’altra, che felicità!

Giardini di Carbonara (2)

E d’improvviso accade l’imponderabile, per sventura il cerchio va a finire tra le gambe di un giovane uomo.
Costui posa il suo sguardo sul bimbo ed i suoi modi sono così calmi e tranquilli che Italino non ha nessuna reazione particolare, non sembra affatto spaventato.
L’uomo solleva il piccino tenendolo sotto le ascelle e il padre di Italo che da lontano assiste alla scena non percepisce alcun pericolo, semplicemente crede che il giovane voglia dire due parole al bimbo in merito al fatto che l’ha urtato con il cerchio.
E invece l’uomo alza ancor più in alto Italino e con un gesto rapido quanto inatteso lo butta giù dal muraglione, da un’altezza di 15 metri.

Piazza San Bartolomeo dell'Olivella

La storia tragica di questo bimbo genovese mi è stata raccontata dal mio amico Eugenio, io avevo il desiderio di conoscere i dettagli e così sono andata a consultare l’archivio storico del quotidiano Il Secolo XIX sul quale è riportata la drammatica notizia, Eugenio poi mi ha inviato altri articoli tratti da diversi giornali.
I cronisti narrano con partecipazione anche ciò che avvenne dopo.
Chi ha ucciso il piccolo Italino? E perché?
Il responsabile è un uomo di Rivarolo affetto da disturbi mentali, si chiama Ludovico e in passato è stato ricoverato in manicomio.
Si viene a sapere che il giorno precedente aveva dato segni di squilibrio,  si era presentato dai Carabinieri dicendo di aver buttato una bambina giù dal muro di Corso Mentana, aveva poi ritrattato ma in quell’occasione era stato posto in osservazione presso la Croce Verde e in seguito rilasciato.
Ludovico è incapace di intendere eppure, malgrado i suoi problemi, in qualche maniera comprende la gravità del suo gesto.
E mentre in diversi si affrettano a soccorrere il bimbo, Ludovico si getta in una fuga disperata, si scapicolla giù per il Carmine e ad inseguirlo sono le persone che hanno assistito alla drammatica scena.
Nessuno sa che quell’uomo è gravemente malato, tutti credono che abbia agito solo per crudeltà, Ludovico viene travolto e percosso da una folla inferocita.
Sopraggiungono anche le autorità e riescono a sottrarre Ludovico alla furia della gente, lo caricano su una macchina pubblica e lo portano nello stesso Ospedale dove viene assistito Italino.
Il bimbo è grave, ha delle fratture e delle ferite che lasciano poca speranza, il padre di lui è al suo capezzale e quando apprende che il responsabile di quella tragedia non è in sé pronuncia parole che stupiscono gli astanti, chiede che egli venga curato con lo stesso amore e con la stessa dedizione riservati ad Italino, nella sua voce tremula e addolorata non vi è ombra di risentimento.
Italino Iacomelli, di anni 5, lasciò questo mondo in quella stessa notte.
Ebbe un destino amaro al quale era corso incontro inseguendo il suo cerchio e se andrete a Staglieno è così che lo troverete, intento nel gioco mentre mani inconsapevolmente crudeli lo strappano alla vita.

Italino Iacomelli (2)

Giglio immacolato, così si legge sulla sua lapide che ricorda la tragedia che pose fine alla sua breve esistenza.
Al suo funerale giunsero migliaia di cittadini, al passaggio del corteo funebre i negozi abbassarono le serrande delle loro botteghe.
E ci sono dei fiori, qualcuno li ha lasciati per lui.

Italino Iacomelli

Questa è la storia di un bimbetto del Carmine che in un pomeriggio d’estate se ne andò ai giardini di Carbonara.
E resterà per sempre Italino, il bimbo che giocava con il cerchio.

Italino Iacomelli (3)

Al Carmine, tra caruggi e panni stesi

Vicina o lontana, ho sempre Genova negli occhi.
E questi sono ancora caruggi e panni stesi per le vie di un quartiere che ormai anche voi conoscete bene.
Io al Carmine vado spesso, ogni volta trovo una magia diversa di colori e di luci.
E inizia dalla piazza la nostra passeggiata, qui ci sono voci di bambini, i rumori del mercato e il profumo della focaccia appena sfornata.

Piazza del Carmine (2)

E poi il primo filo teso tra un palazzo e l’altro, mentre il sole illumina le facciate delle case.

Piazza del Carmine

E poi su, in Salita Carbonara, uno degli scorci più caratteristici di questo bel quartiere.

Salita di Carbonara (2)

Guardala così, tra ombra e luce, tra persiane aperte e socchiuse.

Salita di Carbonara (3)

E ancora, una sfumatura di lilla, nessun colore stona nei caruggi di Genova.

Salita di Carbonara (4)

E sali ancora, troverai un’edicola vuota e ancora panni stesi.

Salita di Carbonara (5)

Non saprei dirvi quante fotografie ho scattato in queste strade, ormai ne ho perso il conto.

Salita di Carbonara

E poi sali, sali ancora.
E coperte a quadretti, righe arancio e verdi, gerani rossi, tappetini messi ad asciugare.

Salita di Carbonara (6)

Nella Piazza di San Bartolomeo dell’Olivella un’armoniosa melodia di bucato.

Piazza di San Bartolomeo dell'Olivella

Faccio sempre lo stesso giro, su e giù per le strade del Carmine, passo da questa dolce salita che conduce verso Piazza della Giuggiola.

Vico della Giuggiola

Prima di arrivare lassù voltati indietro, vedrai diverse sfumature di Genova, il giallo di quel muro poi è proprio casa.

Vico della Giuggiola (2)

E ancora, prima della piazzetta troverai Salita di Monterosso, di nuovo voltati indietro.
Qualche altro passo e lo sguardo incontra un’esplosione di colori e una porta verde e le tendine sottili e i vasetti posati davanti a una finestrella.

Salita di Monterosso (2)

E ancora, ancora, guarda su.

Piazza della Giuggiola (3)

E una bianca fioritura e un bianco bucato sui fili da stendere.

Piazza della Giuggiola

E la cassetta della posta, la grata, le piante grasse e i tappetini.

Piazza della Giuggiola (2)

E a volte invece, in Salita di Monterosso, sfumature di marrone, nessun colore stona nei caruggi di Genova.

Salita di Monterosso

Scendi, come il vento già dalla discesa, il vento che solleva i lenzuoli e li fa danzare.

Salita di Carbonara (7)

E poi, a volte, in Salita San Bernardino una gioiosa e luminosa confusione.
E che bellezza, non so dir altro!

Salita San Bernardino (2)

Un’anziana signora sale su per la creuza con le borse della spesa, sotto gli archetti ombra, aria e silenzi rotti dalla musica che proviene da certe finestre.
Una voce, una risata, un sorriso.
E i colori della vita di ogni giorno.

Salita San Bernardino

La passeggiata termina in Piazzetta della Fragola, in questa dolcezza.
Vicina o lontana, ho sempre Genova negli occhi.

Piazzetta della Fragola

Nel Chiostro di San Bartolomeo dell’Olivella

Tempo fa ebbi modo di mostrarvi una bella piazzetta del Carmine racchiusa tra le creuze, San Bartolomeo dell’Olivella.
E lì, nel silenzio del caratteristico quartiere, vi è anche altro che merita la nostra attenzione, per scoprirlo bisogna avere la fortuna di incontrare qualcuno ci permetta di varcare un certo portone, quello che si trova in cima alla mattonata, a lato della chiesa.

San Bartolomeo dell'Olivella (8)

Il destino vuole che io conosca una persona che abita in quel palazzo, l’ho scoperto per caso mentre mi trovavo lì a scattare fotografie della piazzetta.
E così la porta si è aperta e mi sono ritrovata a salire queste scale.

Chiostro Olivella

Silenzio, alzo lo sguardo e noto una decorazione sul soffitto.

Chiostro Olivella (2)

E una volta saliti tutti i gradini si arriva qui, in quello che un tempo fu il Chiostro di San Bartolomeo dell’Olivella.
Come già ebbi modo di dirvi l’edificio risale 1305, chiesa e convento ospitavano le Monache Cistercensi.

Chiostro Olivella (3)

Qui ora vi sono delle abitazioni private e tutto ha mutato il suo significato, restano tuttavia le tracce di un’antica devozione, proprio in cima a quella scala appena percorsa.

Chiostro Olivella (4)

L’affresco ritrae la Pietà, la Madre di Cristo con il suo Gesù.

Chiostro Olivella (5)

La silenziosa quiete di un chiostro e luci e ombre, pare davvero di poterle vedere le pie monache con i loro lunghi abiti.

Chiostro Olivella (6)

Cammino, mi guardo intorno, a Genova basta varcare un portone per scoprire l’inaspettato.

Chiostro Olivella (7)

E poi non so perché, mi sentivo un po’ osservata e avevo le mie buone ragioni, del resto è noto, i liguri sono guardinghi e stanno sempre sul chi vive.

Chiostro Olivella (8)

Nel chiostro dell’Olivella sacro e profano convivono in armonia in questo che non è più un luogo di culto e così capita di vedere una bicicletta appoggiata al muro e una piccola nicchia ormai vuota.

Chiostro Olivella (9)

E poi mi sono persa a cercare altre scale, non riesco ad evitarlo quando mi trovo in posti simili.

Chiostro Olivella (9a)

Se questi muri potessero parlare racconterebbero storie di vite, di speranza e di sospiri, storie di giovani donne che furono monache e chissà se tutte loro scelsero di propria volontà questa strada.

Chiostro Olivella (10)

Ancora uno sguardo alla nicchia vuota, è chiara d’azzurro, avrà ospitato una statuetta della Madonna alla quale rivolgere le proprie accorate preghiere.

Chiostro Olivella (11)

C’è un tempo passato che sopravvive e vive ancora, in questa nostra epoca così frettolosa e distratta, c’è un tempo passato che ancora è presente, è un coro di voci, una cantilena sommessa, un’Ave Maria e un Padre Nostro.

Chiostro Olivella (12)

Sono uscita fuori sulla bella piazzetta dove ogni tanto vengo, mi piace tanto passeggiare per il Carmine.
E il cielo sopra di me aveva lo stesso colore di quella piccola nicchia che si trova al di là di certe mura, nel Chiostro di San Bartolomeo dell’Olivella.

Piazza di San Bartolomeo dell'Olivella

Giallo, la magia del colore

Devi aspettare l’ora tarda del mattino.
D’un tratto la luce vira, rimbalza sui gradini.
Qui, per i caruggi del Carmine.
E luccica brillante e vivace Salita di Monterosso, come di zafferano, calda di sole, d’estate e di sfumature di ocra.
E’ il giallo prepotente e vitale, la semplice e incantata magia del colore.

Salita di Monterosso

Su e giù per Salita San Bernardino

Questo è uno di quei posti dove vado spesso, amo camminare su e giù per Salita San Bernardino.
A dire il vero  forse qualcuno penserà che non ci sia ragione per andare su e giù.
Una breve mattonata racchiusa tra i palazzi e parte proprio da lì, dalla piazza del Carmine, la via che vedete sulla destra è salita San Bernardino.

Piazza del Carmine

Salita San Bernardino ha un fascino particolare e quasi nascosto, è come una ragazza introversa e a volte un po’ ombrosa, anche lei è così, difficile da conoscere.
La Via prende il nome dalla Chiesa Abbaziale di San Bernardo dell’Olivella, il portone si trova proprio in cima alla salita.
E così in altri tempi passavano di qui certe monache silenziose.

Salita San Bernardino

Salita San Bernardino è per me il ricordo di una casetta che vidi un po’ di anni fa con l’intenzione di comprarla.
Qualche gradino tra una stanza e l’altra, soffitti bassi a volta, le finestre sulla creuza.
Era caratteristico e particolare quell’appartamento, credo che abbia veduto molte vite e molti sorrisi.

Salita San Bernardino (2)

E qui, quando risplende il sole, i colori si fanno ancor più vivaci, è rosso, giallo e una striscia turchese e tra un palazzo e l’altro un’intricata geometria di fili da stendere.

Salita San Bernardino (3)

Mutano quasi le tinte quando il cielo è coperto di nuvole, si smorzano e si fanno più tenui.

Salita San Bernardino (4)

Ma poi, in certe altre giornate qui c’è la gloria del colore.

Salita San Bernardino (5)

E sul muro c’è la memoria di una fede antica.

sal-san-bernardino[1]

E poi, se vi fermate a metà della strada alzate lo sguardo, vedrete una barchetta ondeggiare nell’aria, cose si trovano in certe zone di Genova.

Salita San Bernardino (6)

Eccola ancora, proprio là in mezzo.
E poi corde e antichi archetti e persiane spinte in fuori.

Salita San Bernardino (7)

E poi guarda verso altri caruggi, ci sono due biciclette appoggiate al muro.

Salita San Bernardino (8)

E in quelle giornate di sole abbacinante Salita San Bernardino si inonda di un fiume di luce e al suolo si riflettono le ombre degli archetti.

Salita San Bernardino (9)

E sì, vengo spesso qui, vado su e giù.
Se verrete anche voi non mancate di voltarvi indietro, verso la Piazza del Carmine, i vostri occhi incontreranno il sacro e in profano.

Salita San Bernardino (10)

E magari sarà proprio uno di quei giorni nei quali lei si mostrerà a voi senza alcuna timidezza.

Salita San Bernardino (11)

Venite qui quando fratello vento spira tra le case e soffia così forte da sollevare i panni stesi verso il cielo.
E’ vento di Genova, profumato di sale marino.

Salita San Bernardino (12)

E quando sarete qui fermatevi esattamente in questo punto, al centro della salita, da una parte avete il Vico dello Zucchero e dall’altra il Vico della Fragola.

Salita San Bernardino (13)
Introversa, ombrosa e quasi nascosta.
Da scoprire, andando su e giù per poi fermarsi proprio qui.
E lassù, sopra di voi, c’è un’imperdibile vertigine d’azzurro, tra gli archetti e i palazzi questo è il cielo sopra Salita San Bernardino.

Salita San Bernardino (14)

Tipi che si incontrano al Carmine

Gironzolando per il Carmine.
Stavo andando a comprar la focaccia, non saprei immaginare una maniera migliore per iniziare la giornata.
E scendevo giù per la mattonata, in questo caratteristico quartiere, uno dei  luoghi che più amo al quale ho dedicato uno dei miei primi post genovesi, se volete leggerlo lo trovate qui.
A volte al Carmine sembra che non ci sia nessuno in giro.
Resti tu, con quei colori negli occhi.

Il Carmine (2)

E appunto credevo di esser sola.
E invece no.
Incontro un signore, anche lui ha la macchina fotografica in mano, è piantato in mezzo al vicolo.
Si volta, mi sorride e mi dice che sta aspettando che passi qualcuno, sostiene che le immagini senza persone siano meno interessanti.
E lui sta lì, immobile, con la speranza di trovare il soggetto adatto.
Non sarò certo io, io no.
Io sono al Carmine per i colori della terra e del sole.

Il Carmine

Cambio strada, arrivo fino in Piazza della Giuggiola.
No, qui non c’è davvero nessuno.
Si apre una porta ed esce una ragazza, indossa la gonna corta e gli stivali.
Sì, ne sono più che certa, il tipo che è ancora laggiù appostato in mezzo al vicolo tenterà di farle uno scatto.
Lei si allontana, avrei quasi voglia di seguirla per vedere la scena.
E invece resto, nessun rumore attorno a me.
Sarò sola?
A volte al Carmine sembra che non ci sia nessuno in giro ma non è così.
E infatti a breve distanza da me qualcuno è impegnato ad affrontare un impervio muretto.

Piazza della Giuggiola

Ah, lo so, non è proprio il caso di preoccuparsi!
Un balzo leggero e felpato e l’equilibrista è già scomparso.
In certi giorni, al Carmine, sembra che non ci sia nessuno in giro e invece le cose stanno diversamente, taluni sono circospetti e silenziosi, cercano di non farsi notare.
Mi sono voltata e al di là dei vetri ho visto due occhi che mi fissavano.
A volte si crede di essere soli ma in realtà non è proprio così.

Piazza della Giuggiola (2)

Una storia di caruggi e panni stesi

Questa è una storia di caruggi e panni stesi, una storia ogni giorno diversa, di attimi fissati in un’immagine.
Il mio sguardo diviene vostro e si posa su certi antichi muri che a volte presentano l’usura del tempo e paiono scuri e in ombra, in luoghi dove la luce appare all’improvviso e batte chiara sui vetri e illumina le facciate.
Questa storia di caruggi e panni stesi inizia in Salita di Carbonara e racconta del vento che impietoso soffia su per le salite, si insinua tra i vicoli e le creuze e smuove una tovaglietta dai toni confetto che pare sia stata posata qui da un artista amante delle sfumature.

Salita di Carbonara

Ma in certe piazzette del Carmine il vento tace.
E tutto è fermo immobile, come sospeso nell’attesa.

Il Carmine

E in Via Prè è il colore a vincere.
Oltre gli archetti, sopra a una finestra pitturata di rosso, un filo da stendere si illumina di un rosa fluorescente, è accesa e colorata la città multietnica.

Via Prè

E’ di turchese e d’arancio il bucato che asciuga nella quiete di Piazza Valoria.
E da un persiana sventola orgoglioso nel cuore della città vecchia il nostro caro Tricolore.

Piazza Valoria

E pendono i panni dalle corde tese sulla facciata di un palazzo dei Rolli in Piazza Grillo Cattaneo che un tempo fu regale dimora di un doge.

Piazza Grillo Cattaneo

La città vecchia e le sue suggestioni.
Luce e ombra in Vico dietro il Coro di San Cosimo.
Lì accanto c’è Vico delle Pietre Preziose e poco più in là Vico dei Cavoli,  che strano trovarli vicini, questa per me è pura poesia.
E il bucato che pende tra un muro e l’altro è un‘opera d‘arte.

Vico Dietro il Coro di San Cosimo

Un altro momento, una diversa stagione e una differente prospettiva.
E una luce più accesa che scalda i vasi di piante e i panni stesi ad asciugare.

Vico dietro il Coro di San Cosimo (2)

Buio e ombra, una facciata rossa che spicca in Vico Basadonne.

Vico Basadonne

Bianco e giallo, nella cornice suggestiva di Piazza Embriaci.

Piazza Embriaci

E blu di Genova in Vico delle Monachette.

Vico Monachette

Il cielo è grande sopra la città antica e sopra i caruggi, il cielo regala vento e brezza leggera che spira gentile nella bella stagione.
Un’edicola, una Madonnetta e una veduta di Vico Vegetti.

Vico Vegetti

Ed è ancora il colore a regalare un bel contrasto a questo scorcio di Piazza Cavour.

Piazza Cavour

Una storia di caruggi e panni stesi racconta di sfumature e di riflessi, del calore di certe tinte biscotto.
E a volte diviene una storia di caruggi,  panni stesi e  biciclette.

Vico delle Monachette da Via Balbi

E lo sguardo segue certe armonie, la bellezza si può vedere anche nelle cose semplici, spesso è lì che si manifesta, attende solo di essere scoperta.

Caruggi

Una storia di caruggi e panni stesi, laggiù, dove la luce lotta con la penombra.
Laggiù dove c’è un vicolo il cui nome riporta alla memoria certe attività marinare di questa città ma anche una certa cupa oscurità.
E’ Vico della Pece, dove a volte il sole trionfa vittorioso.

Vico della Pece

Di foglie, di finestre, di scale e di vita

La vita si affaccia alla finestra.
In certi caruggi antichi, così accade in Via San Bernardo.
Tra colonne, marmi e capitelli, certe ardite foglioline si spingono oltre le inferriate, a cercare la luce.

Via San Bernardo

Vi racconto di piccoli vasi, di piante e di terra.
Di grate tondeggianti e armoniose, di muri che attirano la luce del sole.

Il Carmine  (2)

Vi narro di certi gradini alti, ma limati dal tempo, tra creuze e piazzette.
Lì la vita si apre in rami verdi e rigogliosi, nella sua infinita attesa.

Salita delle Monache Turchine

E si arrampica, attorno a un lume.
E se fosse sera ci si aspetterebbe che tutto fosse illuminato da un chiarore antico, lieve e quasi fioco.

Salita San Nicolosio

E vi narro di certi caruggi stretti e angusti, di edere coraggiose e caparbie, che si gettano giù sfidando la penombra.

Vico del Pepe

E di certe pallide rose color cipria che fioriscono lassù, su un davanzale che affaccia su Piazza dei Giustiniani.

Piazza Giustiniani

Di archi sotto i quali tremano piccoli petali lisci e setosi.

Piazza del Ferro

Di piante grasse, sospese nell’aria, tra certi silenzi.

Il Carmine

Di gradini variopinti, ognuno un colore, ognuno un riflesso diverso.

Scale

E ancora vi narro di finestre, di foglie sottili, dalle cime aguzze, che si librano lassù, di rami, di intrecci complicati che dondolano al vento.

Via della Maddalena

Di bianco, di verde e di libertà.

Salita S. Girolamo

Di cose inattese in Salita Santa Brigida.

Salita Santa Brigida

Vi narro di un piccolo fiore fucsia che sboccia, intrepido e lieto come tutte le nostre fiduciose speranze.

Il Carmine  (3)