Il lago del Brugneto, riflessi sull’acqua

Dal mare ai monti, tante sono le ricchezze di Liguria, risorse da proteggere e da scoprire.
E oggi vi porto con me, nell’entroterra di Genova, ancora tra le montagne.
Nel territorio del Parco Naturale Regionale dell’Antola,  tra le  meraviglie della natura.
Qui, tra i boschi, si trova il Lago del Brugneto, un bacino artificiale che è la primaria riserva idrica della Superba.
E’ anche un luogo di incantevole bellezza.
E capita, anche in inverno, di trovarsi qui in certe giornate terse.
Davanti all’acqua calma del lago.

Lago del Brugneto

Qui, a poca distanza da Fascia e Rondanina, piccoli paesi che in estate si popolano di villeggianti.
E questo è il lago dei pescatori.
Canna da pesca, lenza ed esca, stivali di gomma e cestino, si va a pesca di trote!
Mio papà era un pescatore e questo lago, insieme al fiume Trebbia, era uno dei suoi luoghi prediletti.
Vi porto quassù, in inverno.

Lago del Brugneto (3)

Qui, dove ora si trova il lago, erano un tempo due piccoli borghi di poche case, Frinti e Mulini di Brugneto.
E sapete cosa si diceva, anni e anni addietro?
Nei periodi di siccità dalle acque basse del lago si può vedere il campanile di Frinti e udire il suono della campana che si diffonde per la valle.
In realtà, si tratterebbe solo di una suggestiva e romantica leggenda, in tempi recenti i sommozzatori si sono immersi nel Brugneto senza trovare nulla.
Vero e reale è invece il fascino del lago, con i suoi giochi di luce.

Lago del Brugneto (6)

Nella campagna ligure, dove si mette da parte il fieno.

Lago del Brugneto (7)

Tra gli alberi vivono le creature del bosco, le donnole e le volpi, i daini e i tassi.
E ogni stagione ha un suo colore, queste sono le tinte brune dei mesi freddi.

Lago del Brugneto (4)

Come forth into the lights of things,
Let nature be your teacher

Entra nella luce delle cose,
Lascia che la Natura sia tua maestra

Sono versi del poeta William Wordsworth, scelgo le sue parole per accompagnare questo spettacolo.
La meraviglia che suscita la vista del lago, con la sua superficie calma e piatta, sulla quale si specchiano le cime dei monti.
La luce delle cose.

Lago del Brugneto (8)

Una simmetria perfetta, un quadro dai toni intensi del blu e dai magici riflessi di luce.

Lago del Brugneto (9)

La luce delle cose e l’addio del giorno.
Scorrono le ore e lentamente cala il velo della sera sui rami e sugli alberi, sulle acque del lago che si addormentano tra le montagne silenziose.

Lago del Brugneto (10)

On this wondrous sea

On this wondrous sea
Sailing silently,
Ho! Pilot, ho!
Knowest thou the shore
Where no breakers roar-
Where the storm is o’er?

In the peaceful west
Many the sails at rest
The anchors fast
Thither I pilot thee
Land Ho! Eternity!
Ashore at last!

Su questo mare meraviglioso
Navigando in silenzio,
Ohé! Pilota, ohé!
Conosci tu la riva
Dove non ruggiscono i marosi –
Dove la tempesta è oltre?

Nel tranquillo ponente
Molte le vele a riposo –
Le ancore salde –
Laggiù ti conduco –
Terra Ohé! Eternità!
A riva finalmente.

Emily Dickinson, 1853

Pioggia

Tic, tic, tic.
Piove, scioglie, smuove.
Tic, tic.
Goccia, goccia, goccia.
Tic, tic, tic.
Pozze, pozzanghere, acqua.
Lucida, livida, liquida.

Gonfia, rigonfia, rimbomba, esplode.
Cresce, scuote, borbotta, sciacqua,
s’inquieta e si cheta.
Cade, gronda, scroscia, bagna,
Sprizza, spruzza, stilla,
Scende, casca, fluisce.
Bum, bum, bum!
Tuona, ruggisce, strepita e schianta.

Silenzio.
Tac.
Muto, sordo.
Tac.
Sul tetto.
Tace.
Tac, tac, tac.
Vuoto, svuotato, ovattato.
Di vetro, di cristallo, di pianto, d’incanto.

Vento.
Ponente, levante,
Potente, sfibrante,
Soffia, spira, vira e respira,
Sibila, singulta, sussurra e sussulta.
Ssshhh.
Tic.
Goccia.
Tic, tic.
Cade.
Tic.
Precipita, ruzzola e scivola.
Dondola, vacilla, tintinna.
Tic.

5 Ottobre 1892, la Nuit de Gênes di Paul Valéry

E’ autunno, una notte d’autunno con un tempo inclemente e piovoso, una di quelle notti nella quali infuria, impietoso, il temporale e i lampi squarciano il buio del cielo, illuminando l’oscurità.
Notte di pioggia, potente e forte.
Notte di paura, di terrore, di emozioni grandi ed immense, di moti dell’animo capaci di mutare per sempre una vita.
E tutto accade qui, in questo palazzo, al civico 7 di Salita San Francesco, la mattonata che da Piazza della Meridiana sale verso Castelletto.

Ospite di parenti, in quella casa, si trova il poeta francese Paul Valéry.
Valéry è giovane, ha appena ventun’anni quando si trova a vivere questa esperienza che segnerà il suo futuro.
Non è un caso che il poeta si trovi nella Superba; sua madre, infatti, è genovese e lui, nella sua infanzia, ha trascorso molte delle sue estati nella nostra città.
Valéry conosce bene Genova e la descriverà come anche noi possiamo vederla, come noi la sentiamo, nella vertigine delle sue salite trafitte dalla tramontana.

Questa città, tutta visibile e presente a se stessa, rifilata con il suo mare, la sua roccia, la sua ardesia, i suoi mattoni, i suoi marmi. In lavorio continuo contro la montagna.

E poi i caruggi, con il suo popolo di donne e bambini, così scrive Valéry: si cammina nella vita complicata di questi profondi sentieri come si entrerebbe nel mare.
E gli odori, i profumi, ve li fa sentire tutti il poeta francese, il formaggio e il caffé, il cacao e le spezie.
Gli odori di una città che per lui è cava d’ardesia.
Una città che in una notte d’autunno flagellata dalla pioggia cambierà il destino di Paul Valéry.
E’ la notte del 5 Ottobre del 1892.
Il temporale, i suoni, la potenza dell’acqua, la prepotenza della luce dei fulmini che filtra nella stanza, notte tremenda ed insonne, notte di sussulti.
Quando si ha una sensibilità fuori dal comune, quando si è altro, rispetto alla banalità di molti, un simile vissuto lascia una traccia profonda nell’animo.
Paul Valéry, intellettuale, filosofo e poeta attribuì a quella notte e alla potenza di quel temporale la sua ferma decisione di raffrontarsi in maniera diversa con il suo mondo poetico allontanandosi da esso e abbandonando la poesia per lungo tempo per  votare la propria esistenza al culto dell’intelletto.
E nel suo ricordo di quell’esperienza, nelle parole che Paul Valéry scrive, si legge una sorta di rivoluzione interiore, totale e definitiva.

Temporale spaventoso questa notte. L’ho passata seduto sul mio letto.
Abbagliante per ogni lampo, tutto il mio destino si giocava nella mia testa. Io sono tra me e me sofferto enormemente. Ma io voglio disprezzare tutto ciò che passa dentro le tempie.
Stato insopportabile. Stato critico. Stato di trasformazione. Può essere effetto di questa tensione e di questi scoppi improvvisi.

Quella notte che lui definisce spaventosa ed infinita svelò al poeta quale fosse il suo destino e Valéry così scriverà.

Voglio ricordarti che tutta la mia vita intellettuale è dominata dall’evento del 1892.

Sul palazzo in Salita San Francesco, in alto è posizionata una lapide, a memoria di quanto accaduto in quelle terribili ore buie, la Nuit de Gênes di Paul Valéry.

Ugo Foscolo e Antonietta Fagnani Arese, l’amore e il tormento

L’amore, chi meglio di un poeta può conoscerne gli abissi?
Un grande poeta, Ugo Foscolo, forse il suo nome vi condurrà a certe reminescenze scolastiche.
Anche a voi è toccato in sorte di studiare a memoria I Sepolcri?
All’epoca mi chiedevo a cosa servisse, l’ho compreso molto tempo dopo, quando ormai non ero più sui banchi di scuola.
Un poeta, un uomo dalle tante passioni,  la più ardente fu una nobildonna della buona società milanese, che rispondeva al nome di Antonietta Fagnani.
E bisogna andare ad anni lontani, al 1801.
A quell’epoca Antonietta è già da tempo la legittima consorte del Conte di Barlassina, Marco Arese Lucini, noto giureconsulto.
Antonietta ha 23 anni, è coetanea di Foscolo.
Pensate a lui come a un giovane uomo, mettete da parte l’antologia del liceo e provate a immaginare.
Un giovane di belle speranze, poeta sì, ma anche soldato, il capitano Ugo Foscolo era uno spirito indomito e inquieto.
Fu anche a Genova in quegli anni, presto vi racconterò di quei suoi giorni e di una nobildonna genovese, ma oggi parliamo di quell’amore tormentato tra Ugo e Antonietta.
Oh, lei frequenta il bel mondo!
E a quanto pare ha molti pretendenti, primo fra tutti il fratello del marito, Francesco.
E poi Ugo Foscolo, il poeta, che coltiva una profonda amicizia con il conte Arese.
Ma cosa colpisce Antonietta? Il talento di Ugo e la sua persona e una scintilla si accende tra i due giovani.
E sono lettere e parole, incontri segreti al palco del teatro, l’attendente di lui e la cameriera di lei sono d’aiuto ai due amanti.
E sono parole intense, cariche di desiderio, così scrive il poeta: preparami un migliaio di baci, ch’io verrò stasera a succhiarli dalla tua bocca celeste.
Amore segreto e inconfessabile, ma in realtà da lui vissuto nella pienezza della felicità.
Amore che si nutre di comunanza d’interessi, Antonietta è colta, conosce le lingue e aiuterà Foscolo a tradurre I dolori del Giovane Werther e seguirà la stesura di Le Ultime lettere di Jacopo Ortis.
Ugo frequenta regolarmente il salotto di Antonietta, e il marito di lei diventa quasi un personaggio di secondo piano.
Antonietta, la più bella e più degna d’amore, come Foscolo scrive, è al centro dei pensieri di Ugo.
Ma esiste amore senza gelosia?
Per Foscolo assume le sembianze di un certo Petracchi, amico di famiglia degli Arese e assiduo frequentatore di casa Arese.
E allora certe lettere si fanno più infuocate, Foscolo prega la sua amata di star lontano da quello che considera un rivale.
Oh, si arriva persino a una sfida a duello, pensate!
Accade nel giorno in cui Foscolo vede il Petracchi a teatro, seduto nel palco degli Arese.
Ma il Conte Arese, indignato prende le parti del suo amico e Foscolo ha la peggio, il duello viene rifiutato.
A Foscolo non resta che tentare di riallacciare i rapporti con il Conte, scrivendo un biglietto per il quale non riceverà risposta.
Per taluni la vita è una tormentata marea che sale e non trova pace, mai.
E così fu per Foscolo, sul finire del 1801, il fratello Giovanni si uccide, nella sua casa di Venezia.
Ed è tormento, per noi ancora un ricordo di scuola: un sonetto, In morte del fratello Giovanni, nel quale si leggono le parole quiete e tempesta.
E Antonietta?
A poco a poco si allontana, parte alla volta di Torino, dove la nobildonna si reca per andare incontro al marito, che è di ritorno dalla Francia.
E ulteriore distanza tra i due la mette proprio Foscolo, che chiede di essere trasferito all’estero.
Ed è rammarico ed amarezza,  l’amore si consuma, si spegna, Ugo scrive ad Antonietta che lui sa, lei non lo ama più come prima, come ai tempi della loro passione ardente.
Ma il cuore di Foscolo resta a lei, ad Antonietta ed a lei il poeta dedicherà una delle sue odi più note.
Sì, certo, era sulla vostra antologia, è L’ode all’amica risanata, nella quale Foscolo celebra la rinascita e la guarigione di Antonietta, che era stata colpita da grave malattia.
Per noi un ricordo, per Foscolo la sua vita.
Mi accade, quando penso ai grandi poeti, di trovarmi a riflettere sul destino dei loro scritti.
La vita, il sentimento, la passione, sui banchi di scuola.
Ed è un dovere di chi la racconta cercare di renderla reale e viva, come realmente è stata e ricordare che Foscolo quando scrisse quei versi aveva appena 25 anni.
Anni di passione e di ardore, anni di grande lavoro, sonetti e traduzioni dei classici, l’Inno alle Grazie ma anche la stesura della Costituzione Militare, nella quale Foscolo si profonde con il consueto impegno e con il suo abituale dispendio di energie.
Anni di distacco da Antonietta, che infrange il cuore di Ugo e verrà ricordata dai biografi di lui con parole non proprio lusinghiere che la dipingono come una maliarda seduttrice.
Ma chi conosce la verità? La verità è nascosta in quelle missive, nelle lettere che i due amanti si scambiarono.
Se le restituirono reciprocamente, quando l’amore finì.
E l’amore finisce a volte, come termina la nostra esistenza terrena.
Antonietta Fagnani Arese si ammalò di una grave malattia venerea e morì a Genova, nel 1847.
Venne sepolta nella chiesa dei Frati Cappuccini, la chiesa di Padre Santo, che vi ho già mostrato qui.
Venne sepolta accanto a Carolina Fontanelli, moglie di Francesco Arese.

La sua salma venne poi trasferita in San Babila, nella sua Milano.
L’amore finisce, a volte.
E termina la nostra vita terrena.
Una donna può avere in sorte un altro destino.
Un’ode, i versi e le rime di un grande poeta che per sempre celebrano la bellezza e la grazia di colei che ha amato.

sorgon così tue dive
membra dall’egro talamo,
e in te beltà rivive,
l’aurea beltate ond’ebbero
ristoro unico a’ mali
le nate a vaneggiar menti mortali.

 Ugo Foscolo, Ode all’Amica Risanata

Giorgio Caproni, un sentiero poetico per il cantore della Val Trebbia

Un poeta, un bosco.
Un poeta, Giorgio Caproni, che fu insegnante elementare  a Loco, un paesino vicino a Fontanigorda, dove ora riposa accanto alla moglie.
Caproni amava camminare tra gli alberi e osservare i ritmi della vita contadina.
E accadde qui, a Fontanigorda, nell’antica Aia di Brigneri.

Un ballo campestre, per sempre immortalato in una poesia, come ci ricorda questa targa.

Un ballo, una poesia e versi tanto amati.

La gente di Fontanigorda ha nel cuore Caproni e le sue poesie ed a lui è stato dedicato un percorso poetico che conduce al così detto Bosco delle Fate, un’area attrezzata con giochi per i bambini e campi da bocce, al riparo dal sole e confortata dall’ombra degli alberi.
E allora seguiamo questo sentiero che si perde nel bosco.

Si cammina tra alberi e rocce, tra muschi e foglie.

E vi accompagnano i versi del poeta.

Viviamo di poco
Al fuoco
Lasciateci qua. Contenti.

E il sentiero sale tra i castagni.

Tra luce ed ombra, sospeso in una dimensione sua.

Giorgio Caproni, il livornese.
Colui che ha scritto i versi più belli e commoventi sulla mia Genova.

Genova mia città intera.
Geranio. Polveriera.
Genova di ferro e aria,
mia lavagna, arenaria.

Ogni sillaba un brivido, ogni rima un’emozione per noi genovesi.
Giorgio Caproni, il cantore dei boschi, delle foglie, del sibilo di vento che spira leggero.

E come toccano l’animo le sue parole, parole semplici, parole di ognuno.

Si cammina, nel fresco del bosco.

Ed è un percorso breve, ma se lo desiderate potete sedervi all’ombra.

La terra, il fieno e il sole, la natura, questa natura, è nei versi e nelle poesie di Caproni.

Tra i colori caldi, luminosi e dorati dal sole.

Nel ricordo di una danza, tra suoni di clarinetti, colori e risa.

Nei boschi di Fontanigorda, dove nostalgici risuonano i versi di Giorgio Caproni.

Parole Spalancate

Nessuno può conoscermi
come tu mi conosci

Gli occhi tuoi dove dormiamo
Tutti e due
Alle mie luci d’uomo han dato sorte
Migliore che alle notti della terra

Gli occhi tuoi dove viaggio
han dato ai gesti delle strade  un senso
separato dal mondo

Che cos’è per voi la poesia?
Per me è l’espressione universale del sentire, svincolata dal tempo e rapportata alla propria esperienza.
E’ la parola tanto ricercata, spesso non trovata dentro di sé.
E’ la parola scritta da chi sa esprimere ciò che anche noi proviamo, ma che non abbiamo saputo dire in maniera compiuta.

Il vinattiere ti versava un poco
d’Inferno. E tu: “Devo berlo? Non basta
esserci stati dentro a lento fuoco?”

La poesia a volte è un sorriso amaro, ed è il tuo sorriso.

non saprei scriverla più, per te, una lettera infinita, sopra
fogli di scuola,
con rigatura regolare, con fregi a matita rosso e blu, con festoni
di cuori e fiori

La poesia ti fa riflettere, ti ribalta le prospettive.
La poesia ti pone delle domande e sei tu a dover trovare le tue risposte.

Non so se il mare
fabbrichi le onde
oppure le subisca
non so se
io sia
il pensatore

o un pensiero a caso
E in questi giorni
d’abbagliante noia estiva

c’è sempre un grido lontano
che rimbalza
di scoglio in scoglio

Ho riportato qui alcuni versi, e sono certa che avrete sentito vostre alcune parole.
Nell’ordine, questi gli autori: Paul Eluard, Eugenio Montale, Edoardo Sanguineti e Claudio Pozzani.
Quest’ultimo è un poeta contemporaneo, molto noto ed attivo sulla scena culturale genovese ed internazionale.
E Genova, grazie a Claudio Pozzani, direttore di Parole Spalancate, il Festival Internazionale di Poesia, ogni giugno si veste di vita, la vita della poesia.
La manifestazione, giunta quest’anno alla sua diciottesima edizione, aprirà i battenti giovedì 7 di Giugno e si protrarrà fino a domenica 17 Giugno.
Il Festival offre molteplici occasioni di incontro con il mondo della poesia, proponendo oltre novanta eventi gratuiti a chi desidera lasciarsi guidare nell’universo poetico che va in scena nei cortili e nei saloni di Palazzo Ducale.
E’ un evento che richiama sempre a Genova numerosi spettatori, grazie alle particolari rappresentazioni che si susseguono numerose e alla folta rappresentanza di poeti, provenienti da ogni parte del mondo, che intervengono alla manifestazione.
E gli scenari sono sempre suggestivi.
Genova è una città che si presta alla poesia ed ogni 16 Giugno, nei vicoli, si svolge un evento particolare, il Bloomsday.
La giornata di Leopold Bloom, che nell’Ulisse di Joyce si svolge a Dublino, viene proposta nel dedalo dei nostri caruggi.
Incontrerete Molly e Leopold, e sarà un’esperienza fuori dal comune.
Genova e la poesia.
La Genova di Paul Valéry, al centro dello spettacolo Da Valéry a Brassens: la Nuit de Gênes – Un viaggio in poesia e canzoni da Sète e Genova, un reading concerto che vedrà in scena il poeta Claudio Pozzani, il pianista Fabio Vernizzi, Claudia Pastorino e  Marie Antonazzo, protagonisti saranno i versi di Valéry, ma anche quelli dei più grandi poeti italiani, da Sbarbaro a Campana, nonché le musiche dei nostri  amati cantautori, da De Andrè a Tenco.
La Genova di Giorgio Caproni, con la mostra di fotografie di Patrizia Traverso accompagnate dai testi di Luigi Surdich.
Sapete, Surdich insegnava Letteratura Italiana all’Università e cosa faceva una certa studentessa a quel tempo?
Pur essendo iscritta ad un altro corso, io seguivo le sue lezioni ed anche quelle di Edoardo Sanguineti, passavo delle mattinate ad ascoltarli e a prendere appunti per esami che non erano neppure parte del mio piano di studi, del resto come avrei potuto perdermeli?
Genova, la poesia e il mondo.
L’ apertura del Festival sarà dedicata alla poetessa Wislawa Szymborska, Premio Nobel per la Letteratura nel 1996, con un omaggio che avrà la voce dell’attrice  Licia Maglietta, nota interprete di Pane e Tulipani e di  Agata e la Tempesta, accompagnata al piano da Angela Annese.
La poesia, il mondo e la musica e lo spettacolo Chelsea Hotel, lo scenario è  il famoso albergo presso il quale sono passati i miti del rock, della letteratura, della poesia e dell’arte,  si narreranno aneddoti e si canteranno canzoni che sono ormai nel cuore di tutti.
La poesia, il mondo e le sue voci.
Quante sono le voci della poesia?
Molte e tutte diverse.
Ci saranno omaggi a Tabucchi e a Pessoa, a Pasolini e a Pascoli.
Al festival potrete incontrare  Naseem Shafaj, poetessa del Kashmir, José Fernandez, poeta e musicista venezuelano, l’argentino Juan Gelman,   la cantante indigena Mariela Condo, i francesi Laurent Colomb e Jacques Rebotier, il poeta inglese Kenneth White.
Sono solo alcuni nomi, impossibile citare tutti coloro che interverranno, ma questa è un occasione di incontro,  la possibilità di  ascoltare quelle tante voci, le voci della poesia, per lasciarvi guidare consultate il calendario dettagliato degli eventi, potete trovarlo qui.
Undici giorni di inizio estate, undici giorni di poesia.
Che ne siate consapevoli oppure no, la poesia è parte della vostra vita.
E’ la parola che vi mancava, è la sensazione che avete perduto, è l’espressione di qualcosa che è parte di voi.
Che altro è la poesia?
La poesia è la rivelazione di un sentimento che il poeta crede sia interiore e personale, ma che il lettore riconosce come proprio. (Salvatore Quasimodo).

Rose

Nel weekend in Via Cairoli e Via Garibaldi  si è svolta la manifestazione Una rosa a Palazzo.
Sabato mattina c’era un caldo quasi estivo, prima che le nuvole avessero la meglio abbiamo goduto di alcune ore  di cielo sereno e  soleggiato.
Gli espositori vendevano le loro piante e alcuni di loro hanno allestito il loro stand in maniera davvero scenografica, come questo vivaista di Diano San Pietro.

Io amo le rose, ancor più quando sono così tante.
Profumate, di differenti varietà, con i petali che si aprono al sole.

Le rose gialle sono allegre e vivaci, nel linguaggio dei fiori questo colore vuol dir gelosia.

La rosa degli scrittori, la rosa di Herman Melville.
Reign endless, Rose! For fair you are, nor heaven reserves a fairer thing.
Regna per sempre, rosa! Perché tu sei bella, e il cielo non riserva una cosa più bella.

La rosa dei poeti, la rosa che nei versi di Guido Gozzano personifica l’amore perduto e mai raggiunto.
Non amo che le rose che non colsi, non amo che le cose che potevano essere e non sono state.

La rosa, nelle parole che William Shakespeare fa pronunciare a Giulietta, protagonista di un altro sfortunato amore.
What’s in a name? That which we call a rose by any other name would smell as sweet.
Cosa c’è in un nome? Ciò che noi chiamiamo rosa con un altro nome conserverebbe il suo dolce profumo.

La rosa, decine di rose in boccio, che diffondono nell’aria quella dolcezza pulita che sa di primavera.

La rosa dei nostri giardini segreti, dei nostri pensieri nascosti.
La rosa che si offre generosa alla luce.

La strada non presa

E’ una piccola Moleskine nera, segno sulle sue pagine le parole da ricordare.
Citazioni, aforismi, poesie.
Le scrivo a penna, in stampatello.
E lo faccio da anni, ormai.
Così conservo tanti quadernetti, sui quali sono appuntate le emozioni di una vita, spesso si ripetono, ho scritto più volte alcune rime, certi versi che sento particolarmente miei, che fanno tutta la differenza.
Come questa poesia, che amo e conosco da tanto, ormai.
E mi ci rispecchio, come molti di voi, forse.
Ve la regalo nella lingua nella quale è stata composta, perché credo che così andrebbe letta, ma vi lascio anche la sua traduzione, laddove dovesse servirvi.
La vita è una scelta, sempre.
E la strada, la strada che si prende nel bosco delle esperienze può essere luminosa, piana oppure ripida e piena di sassi.
Ma ognuno di noi, nella propria vita, finisce per trovarsi al limitare di un bosco, dal quale divergono due strade.
Robert Frost l’ha raccontata così, la strada non presa, in questa poesia che mi appartiene come poche altre.

Two roads diverged in a yellow wood,
And sorry I could not travel both
And be one traveler, long I stood
And looked down one as far as I could
To where it bent in the undergrowth;

Then took the other, as just as fair,
And having perhaps the better claim,
Because it was grassy and wanted wear;
Though as for that the passing there
Had worn them really about the same,

And both that morning equally lay
In leaves no step had trodden black.
Oh, I kept the first for another day!
Yet knowing how way leads on to way,
I doubted if I should ever come back.

I shall be telling this with a sigh
Somewhere ages and ages hence:
Two roads diverged in a wood, and I—
I took the one less travelled by,
And that has made all the difference.

Due strade divergevano in un giallo bosco
e dispiaciuto di non poterle prendere entrambe
essendoci un solo viaggiatore, a lungo rimasi
e guardai lungo una di esse più lontano che potevo
fino a dove si perdeva nel sottobosco;

Allora presi l’altra, perché era bella,
e aveva forse il migliore aspetto,
perché era erbosa e meno percorsa;
sebbene i segni del passaggio le avessero
segnate alla stessa maniera,

E di entrambe quella mattina ugualmente lasciavano
le foglie capire che nessun passo le aveva annerite
Oh, lasciai la prima per un altro giorno!
Già sapevo come una strada conduca all’altra,
dubitavo se mai sarei tornato indietro.

Lo racconterò con un sospiro
da qualche parte tra anni ed anni:
due strade divergevano in un bosco ed io –
Io presi la meno percorsa,
e quello ha fatto tutta la differenza.

La favola bella che ieri t’illuse, che oggi m’illude

L’amore, i cinque sensi, l’olfatto, il tatto, le gocce di pioggia che cadono e bagnano la pelle.
E la natura attorno: le tamerici e i pini, i mirti e le ginestre, i ginepri.
E i suoni, le cicale, le rane.
E l’amore, gli odori, i profumi che pervadono l’aria, il respiro, i colori che invadono gli occhi, una musica che culla, l’abbandono, la bellezza.
E il silenzio, a poco a poco pervaso,  in un crescendo, dal ritmo della pioggia, sui rami, sulle foglie, sui visi.
E’ la grandezza della poesia, capace di condurre in un altrove dove soli non si saprebbe arrivare.
E’ la scelta delle parole, sono le rime e le onomatopee a trascinarvi sotto un temporale d’estate, a commuovervi con l’incanto di un’illusione,  sono i versi di Gabriele D’Annunzio in questa poesia immortale, è la forza e la grandezza delle parole.
Stasera chi mi legge abbassi le luci, e resti in silenzio.
Taci.
Silenzio.
Attorno a voi soltanto i versi di un immenso poeta recitati dalla voce travolgente e vibrante di Roberto Herlitzka.
Ascolta.
Piove.
Sulla favola bella che ieri t’ illuse, che oggi mi illude.

 (Video Youtube di TheCrow89)