L’opera

“La piazza, laggiù, con i marciapiedi immensi e la carreggiata vasta come un lago si colmava di questo flusso continuo, solcata in tutti i sensi dal brillio delle ruote, popolata di puntini neri che erano uomini: e le due fontane zampillavano ed esalavano un senso di fresco in quell’ardore di vita.
Claude gridò, tutto vibrante:
“Ah questa Parigi!… È tutta per noi, non dobbiamo far altro che prenderla!”

Ecco lo splendore di Parigi e su di lei lo sguardo di Claude Lantier, lui è il protagonista del romanzo L’Opera di Emile Zola che fu pubblicato nel 1886 e che rappresenta il quattordicesimo volume del ciclo dei Rougon-Macquart.
Il ciclo dei Rougon-Macquart si compone infatti di venti romanzi nei quali Zola delinea un formidabile ritratto corale dei vari componenti di una medesima famiglia secondo i dettami del naturalismo.
E così per il lettore affezionato il nome di Claude Lantier non è nuovo: Claude è figlio della sventurata Gervaise Macquart, protagonista di L’Ammazzatoio, suo fratello si chiama Étienne ed è l’eroico e idealista minatore di Germinal, la sua sorellastra per parte di madre è invece Anna Coupeau detta Nanà, una ragazza che ha scelto la via del denaro facile.
Claude è anche già apparso tra le pagine di Il ventre di Parigi ma è nelle righe di questo romanzo a lui dedicato che si delinea il suo carattere e la sua figura.
La storia si incentra sul mondo più familiare a Emile Zola: Claude è un pittore, i suoi amici sono architetti, scultori e scrittori, egli così si muove nel mondo della cultura e dell’arte, non va dimenticato a tal proposito che Emile Zola frequentava abitualmente gli artisti del suo tempo, su tutti apprezzava in modo particolare Edouard Manet ma conobbe anche Renoir, Cezanne, Monet e molti altri.
Tra queste pagine si ritrovano così Zola stesso e i suoi sodali, tra gli amici di Lantier ad esempio c’è anche un certo Sandoz, un romanziere che intende scrivere la storia di una famiglia e delle vicissitudini dei suoi membri, in questa figura si riconosce chiaramente Zola medesimo.
Nel complesso del romanzo emerge inoltre che allo scrittore francese interessa approfondire il senso della ricerca del compimento di un’opera, sia essa letteraria oppure frutto di talento nella pittura.

E così conosciamo il suo Claude Lantier che è un artista incompreso e incompiuto, un uomo difficile, taciturno, ombroso e introverso, a volte sa esaltarsi oltre misura per la propria ambizione e più spesso è invece incapace di vedere un orizzonte, a volte si mostra egoista ma sempre aspira a compiere la sua grande e assoluta opera.
Accanto a lui c’è Christine, compagna, moglie e musa, il loro amore nasce da un incontro fortuito, Christine è una fanciulla poco ambiziosa e lascerà il suo lavoro da lettrice presso una ricca signora solo per seguire il suo Claude:

Ah, quella letture che non finivano mai quanto pesavano alla ragazza!
Se avesse avuto un mestiere suo con quanta gioia avrebbe tagliato vestiti, appuntato cappellini, arricciato petali di fiori!

Lei ama intensamente Claude e sente per lui un affetto talmente profondo da superare quello che la legherà al loro figlio sfortunato e sofferente di una grave malattia, il crudele destino di quel bambino farà palpitare di rimorsi il cuore della sua povera madre.
Christine è la modella di suo marito ma diverrà persino gelosa di quell’altra lei ritratta da Claude sulla tela, l’arte è la sua rivale e Christine ne è consapevole, quando arriverà a supplicare Claude di mettere da parte la sua ricerca artistica e di dedicarsi alla loro comune felicità lui le risponderà duro:

“Io non voglio essere felice, io voglio dipingere.”

In queste poche parole c’è tutta l’essenza di Claude, il suo desiderio di successo mai appagato, la sua sete di riconoscimento, il suo timore per il fallimento.
Nelle pagine del romanzo lo vediamo aggirarsi in un luogo dove viene esposto un suo quadro e lo cogliamo mentre dubbioso cerca di carpire i giudizi dei visitatori per rimanerne fatalmente deluso.
Claude non è mai soddisfatto dei suoi dipinti incompiuti e sempre ritorna a ritoccarli e a rivederli in un faticoso e perenne torturarsi alla ricerca della perfezione.
Se leggerete questo romanzo vi troverete davanti a un dipinto di Claude dal titolo Plein Air, le figure ritratte suscitano nel pubblico ilarità e scandalo, il modo di dipingere di Claude non è compreso e anzi è travisato, riga dopo riga poi vi accorgerete che Zola per il quadro di Claude si ispirò chiaramente alla celebre Colazione sull’erba di Manet.
Arte ed eterna ricerca della propria identità, tuttavia, non sempre coincidono con il raggiungimento della felicità, è ben evidente che Claude non appartiene alla schiera dei vincitori.
Il racconto della vicenda umana di Claude Lantier così si compie, nello scenario favoloso di questa Parigi scintillante, fonte di sogno e delusione, di illusione e di bellezza mai raggiunta.

“Parigi lo aveva riafferrato fino al midollo, con violenza: e nella fiamma alta di questa fornace ritrovava come una seconda giovinezza, un entusiasmo, un’ambizione, un desiderio di vedere tutto, fare tutto, conquistare tutto.

Quando attraversava Parigi scopriva quadri ovunque, l’intera città con le sue strade, i vicoli, i ponti, gli orizzonti colmi di vita, si diramava in una serie d’immensi affreschi, che giudicava sempre troppo angusti, inebriato dall’idea di quelle sue opere colossali.”

6 pensieri su “L’opera

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